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L'EGEMONIA DEGLI USA


Una vittoria definitiva? 


La scomparsa dell' URSS e dei regimi comunisti lasciò agli USA il ruolo di unica potenza mondiale; fu una vittoria schiacciante, non solo in termini politici e ideologici. Dopo il fatidico 1989, infatti non solo il mondo condivideva sempre più gli ideali statunitensi - democrazia pluralistica ed economia di mercato - ma addirittura sembrava considerare il loro sistema come l'unica via di sviluppo possibile, cancellando dall'orizzonte dell'umanità ogni alternativa credibile al modo di produzione capitalistico. Eppure, molte delle condizioni di favore di cui gli USA godettero nel dopoguerra erano nel frattempo venute meno: per esempio, quella spinta espansiva dell'industria americana, che non solo non aveva subito danni bellici, ma che aveva segnato progressi significativi in settori come l'aviazione, la chimica, la farmaceutica e l'elettronica. Gli Stati Uniti avevano potuto contare inoltre su un enorme mercato interno, la cui crescente domanda si era orientata verso i consumi di massa compressi durante la guerra, quando i lavoratori guadagnavano bene, ma non avevano la possibilità di spendere. Il risultato di questi vari fattori portò gli USA ad avere negli anni '50 quasi il 60% della produzione mondiale, più di cinque volta la produttività dei Paesi europei, e un terzo delle esportazioni industriali.


La globalizzazione 


La globalizzazione incise profondamente su questi assetti economici. Le tipiche imprese post belliche erano infatti quelle che avevano una precisa collocazione geografica, con strutture "campanilistiche" e "paternaliste". Furono proprio le aziende di questo tipo che, costrette dalla competizione internazionale, dovettero abbandonare la "devozione" alla propria città, regione o Paese, rendendo precario il destino dei quattro quinti di statunitensi che restavano esclusi dalla nuova domanda internazionale di merci e di capitali. A partire dalla metà degli anni ' 70, si registrò così una prima contrazione del tenore di vita reale, accompagnata peraltro da quella della produttività nazionale. Al pari dell'accentuato divario tra il 20% più ricco e l' 80% più povero del pianeta, anche all'interno della società americana andava progressivamente approfondendosi, seppure in misura meno drastica, la frattura fra l'agiato 20% della popolazione e il restante 80%.



La situazione finanziaria 


Anche la situazione finanziaria non era più così solida come nell'immediato dopoguerra. Il crollo della borsa dell' ottobre 1987, con la perdita del 23% del valore dei titoli, fu un'esperienza bruciante, anche perché dieci anni dopo, nello stesso mese, uno scivolone minore (7%) fece di nuovo pensare ai rischi di un declino degli investimenti e di una situazione vicina all'orlo di una recessione. L'instabilità del sistema bancario era anche confermata dal fatto che, tra il 1987 e il 1991, più di 900 banche chiusero per via dei prestiti irrecuperabili (concessi a coltivatori, petrolieri, imprese immobiliari, speculatori specializzati nel campo degli acquisti aziendali e nei finanziamenti ai Paesi del Terzo mondo). Negli ultimi anni del XX secolo gli Stati Uniti presentavano inoltre un grosso disavanzo della bilancia commerciale, coperto da prestiti che in un tempo molto breve avevano trasformato il Paese in un grande debitore internazionale; la speculazione finanziaria imperversava ed era soggetta a uno scarsissimo controllo istituzionale. Se, con la globalizzazione le grandi multinazionali si erano affrancate dalla loro nazione d'origine, ciò era ancora più vero per l' inarrestabile mercato finanziario internazionale, in cui enormi capitali affluivano o defluivano con estrema facilità da un Paese o da un' azienda, passando quasi senza ostacoli attraverso i confini statali.


Democratici e repubblicani 


Per far fronte al nuovo ruolo di unica potenza mondiale e per reagire alla sfida della globalizzazione, il sistema politico degli USA rafforzò la propria compattezza, accentuando i tratti comuni tra i due grandi partiti che da sempre si erano contesi la leadership del Paese. Entrambi si erano rivolti alla middle class statunitense che occupava il centro dello schieramento, evitando ogni forma di estremismo (i democratici sulla sinistra, i repubblicani sulla destra), e promettendo meno burocrazia, uno Stato meno accentratore, più iniziativa privata e più autonomia alle istituzioni periferiche e ai "gruppi" organizzati dalla società civile. Un' altra convergenza riguardava il Welfare State, che entrambi i partiti si erano proposti di intaccare profondamente, passando le competenze da Washington ai singoli Stati federali e facendo obbligo, per esempio, a chi riceveva i sussidi di povertà o disoccupazione di accettare lavori utili alla comunità, pena la decadenza degli aiuti. I democratici tuttavia si dimostravano più inclini alla difesa di almeno due pilastri del Welfare State, il Medicare (l'assistenza medica agli anziani) e il Medicaid (la protezione sociale dei più poveri), considerando che - nel 1996 - un bambino su cinque viveva sotto la soglia della povertà.



Da Reagan a Bush 


I repubblicani vinsero - con Ronald Reagan - le elezioni del 1980, con un programma ispirato - oltre che al più sfrenato liberismo - a un deciso anticomunismo. L'intransigenza di Reagan fu tale che si avviò durante la presidenza il maggior processo di riarmo dei tempi di pace, tanto da far parlare per un momento di una niova fase della "guerra fredda". Reagan fu rieletto nel 1984 e durante il suo secondo mandato ci fu un nuovo "boom" dell' industria militare governativa, unito all' accumulo di un pesante deficit federale. Nel 1988 fu eletto il vicepresidente di Reagan, George W. H. Bush. La diversa congiuntura di politica internazionale, apertasi con il crollo dell' URSS, diluì ovviamente il carattere anticomunista della politica degli USA, senza cambiarne però la fisionomia complessiva. Bush si trovò a operare in una fase di transizione, in cui le vecchie regole della "guerra fredda" ancora non erano state sostituite da un altro codice politico dettato dalla nuova situazione. Alla firma a Mosca dello Start-2, si intrecciarono alcune operazioni militari (soprattutto contro l' Iraq) che lasciavano intuire per il futuro un ruolo degli USA legato a funzioni polizia internazionale e di unico garante della stabilità e dell' ordine mondiale.

 


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