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DALLE PRIME COLONIE VERSO LA GUERRA D'INDIPENDENZA



Anche se l’Inghilterra fu preceduta da altre nazioni colonizzatrici, come l’Olanda e soprattutto la Spagna, interessata alla Florida e ai territori meridionali confinanti col Messico, è solo con l’occupazione inglese che prende avviò la vera storia del paese. Nel 1607 un gruppo di mercanti fornito di una carta di concessione “regia” sbarcava sulla sponda del James River, in Virginia, e vi fondava James Town: aveva così origine la prima colonia inglese negli Stati Uniti. 
Lentamente la Virginia venne popolandosi; dodici anni più tardi una nave olandese vi sbarcava alcuni schiavi neri deportati dall’ Africa, dando così inizio a quel popolamento nero destinato ad avere enormi conseguenze nella storia americana. I neri oggi rappresentano oltre il 12 % della popolazione e l’irrisolto problema del loro pieno inserimento nella vita nazionale è forse il più grave del paese. 
Nel 1620 un paio di puritani, i Padri Pellegrini, i Pilgrim Fathers, lasciarono l’Inghilterra per poter praticare liberamente la loro religione e sbarcarono presso Cape Cod, sulla costa dell’attuale Massachusetts, dove fondarono la città di New Plymouth, la matrice dell’America più tipicamente anglosassone. Alle successive immigrazioni di puritani è legata la nascita della seconda colonia, quella appunto del Massachusetts (1630). Si deve a questi uomini la fondazione, tra altri centri minori, di Boston, città che rimane tuttora la più conservatrice ed esclusivista degli Stati Uniti. Col tempo, tutta la sponda atlantica sino alla Florida, rimasta spagnola, andò popolandosi nelle ben riparate baie formate dai fiumi che scendono dagli Appalachi: intorno a questi primi nuclei si addensarono via via gli insediamenti; oggi, nonostante la recente, impetuosa crescita demografica delle regioni volte al Pacifico, in specie della California, l’area atlantica rimane non solo la zona più popolata, ma anche quella che vede di gran lunga la più fitta concentrazione di metropoli.
Su tale fascia, compresa tra gli Appalachi e l’oceano, si andarono, nel volgere di poco più di un secolo, fondando e organizzando tredici colonie inglesi: alla Virginia e al Massachusetts si aggiunsero infatti il Maryland (1632), il Connecticut e Rhode Island (1636), New York (già olandese con il nome di Nuova Amsterdam), il New Jersey e il Delaware (tutte nel 1664), il New Hampshire (1679), la Pennsylvania (1681), il North Carolina (1721), il South Carolina (1729) e infine la Georgia (1732).
In breve le colonie si dotarono autonomamente di proprie costituzioni, che tendevano soprattutto a garantire alla popolazione i diritti civili, politici, religiosi, e destinate a trovare la più solenne consacrazione nella Dichiarazione d’ Indipendenza del 1776. Non di meno si andavano creando profonde fratture tra le colonie settentrionali e quelle meridionali sia per le differenze climatiche e ambientali quindi economiche, sia per le componenti sociali della popolazione; le sempre crescenti divergenze porteranno inevitabilmente alla guerra civile del 1861-65.
Nel Nord, infatti, dove il clima non era particolarmente propizio né estesi i terreni pianeggianti, prevaleva una società di piccoli coltivatori, ma ancor più di mercanti e artigiani (poi industriali), permeata in genere da profonda austerità di costumi, da una vita politica e intellettuale assai vivace (già nel 1636 era stata fondata presso Boston la celeberrima università di Harvard) e più aperta alle istanze democratiche, i commerci e le attività imprenditoriali erano inoltre destinati a incentivare l’espansione urbana: non per nulla è nel Nord, o meglio in quello che oggi si chiama Middle Atlantic, il Centro, fondamentale cerniera della regione atlantica, che si sono sviluppate le prime metropoli degli Stati Uniti, New York e Philadelphia.
Al Nord, borghese e mercantile, si contrapponeva un Sud climaticamente propizio alle colture di piantagione, in cui prosperava una società di grandi proprietari terrieri, spesso di estrazione aristocratica e politicamente conservatori; i latifondi erano coltivati dagli schiavi neri, sempre più numerosi e ritenuti un supporto fondamentale delle strutture economiche locali.
Nel complesso le colonie, prospere e gelose, della propria autonomia, non avevano in pratica contatti fra di loro. Furono due elementi esterni che portarono a far stringere quei legami di solidarietà, preludio alla guerra d’ indipendenza: un comune nemico, la Francia, e un’errata politica fiscale adottata dal governo inglese. I francesi, acerrimi nemici dell’Inghilterra anche in Europa, premevano alle spalle degli Appalachi per ampliare i loro pur vastissimi possedimenti, allora genericamente chiamati Louisiana, estesi lungo la valle del Mississippi dalla regione dei Grandi Laghi e del San Lorenzo sino al Golfo del Messico. Le colonie americane contribuirono largamente con le loro armate al successo degli inglesi che presero possesso, tra l’altro, del Canada. 
Ma la madrepatria le compensò con un sensibile aumento della pressione fiscale, ripartendo anche su di esse i carichi finanziari derivati dalla guerra, e in generale con l’affermazione sempre più pesante e netta del proprio supremo potere decisionale.




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