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RAPPORTO AMNESTY
2004
United
States of America (the)
Capo di Stato e del governo: George
W. Bush
Pena di morte: mantenitore
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: firmata
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle
donne: non firmato
Oltre
600 cittadini stranieri sono trattenuti a tempo indeterminato
senza accuse né processo presso la base navale di Guantánamo, a
Cuba, a causa di possibili legami con al-Qaeda, senza
possibilità di accedere ai propri familiari o avvocati. Altri
sono trattenuti in località sconosciute. Sono pervenute denunce
di torture e maltrattamenti ai danni dei detenuti di una base
statunitense in Afghanistan e di altri nelle mani delle forze
armate statunitensi di stanza in Iraq a seguito dell’invasione e
occupazione del paese. Tre persone sono trattenute in incommunicado
senza accusa né processo all’interno degli Stati Uniti in
quanto "combattenti nemici". Sono state comminate ed
eseguite diverse condanne a morte in tutto il paese per violazioni
sia delle leggi federali sia di quelle statali. Sono stati
segnalati casi di brutalità da parte della polizia, decessi in
custodia e maltrattamenti ai danni di carcerati.
Contesto
Migliaia
di persone sono state arrestate nel corso della guerra di
invasione dell’Iraq e durante la conseguente occupazione del
paese da parte della Coalizione dell’autorità provvisoria
guidata dagli Stati Uniti (vedi Iraq). Altre si trovano
rinchiuse nelle basi statunitensi in Afghanistan, a Cuba e in
altri paesi, nel contesto della continua "guerra al
terrorismo". Pur continuando a chiedere che i responsabili
degli attacchi dell’11 settembre 2001 al World Trade Center
e di altri gravi crimini fossero assicurati alla giustizia, AI ha
condannato la negazione dei diritti fondamentali perpetrata dagli
Stati Uniti nei confronti di molti dei detenuti.
Corte penale internazionale
A luglio
gli Stati Uniti hanno annunciato che avrebbero tagliato gli aiuti
militari a 35 paesi colpevoli di aver rifiutato di sottoscrivere
un accordo di impunità volto a impedire di consegnare cittadini
statunitensi alla Corte penale internazionale. Questo tipo di
accordi contravvengono agli obblighi degli Stati in base al
diritto internazionale.
Detenzioni al di fuori degli Stati Uniti
Centinaia
di detenuti provenienti da circa 40 paesi continuano a essere
lasciati in un limbo legale nella base navale di Guantánamo Bay.
Ad aprile, le autorità statunitensi hanno rivelato la presenza
nelle celle della base di alcuni minorenni, anche di 13 anni
d’età. A fine anno, nessuno dei prigionieri era stato
incriminato, processato, aveva potuto parlare con un avvocato o
con i familiari, o era comparso di fronte a un giudice. A ottobre,
la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annunciato che avrebbe
deliberato in merito alla possibilità per i tribunali della
nazione di esaminare ricorsi contro la legittimità delle
detenzioni a Guantánamo, giurisdizione negata in precedenza da
sentenze di corti federali inferiori. Il pronunciamento della
Corte Suprema è atteso per il 2004. Nel frattempo, a dicembre, la
Corte d’Appello del Nono Circuito ha emesso una sentenza secondo
cui i "combattenti nemici" di Guantánamo Bay avrebbero
il diritto di comparire di fronte a una corte per appellarsi
contro la loro detenzione. I giudici d’appello hanno concluso
che la posizione del governo risulta "in contrasto con i
principi fondamentali della giurisprudenza americana ed è motivo
di grave preoccupazione in base al diritto internazionale".
Questa sentenza potrebbe influire sulla decisione della Corte
Suprema.
Durante l’anno, sono accresciute le preoccupazioni riguardo alle
conseguenze psicologiche sui detenuti provocate dal regime di
reclusione indefinito e dall’isolamento a Guantánamo. Il
Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC), l’unica
organizzazione non governativa internazionale che ha avuto la
possibilità di accedere ai prigionieri, si è espresso in modo
inusuale rispetto alla sua linea abituale, criticando
pubblicamente la mancanza di garanzie legali e ha denunciato il
deterioramento della salute mentale di un gran numero di reclusi
così come osservato durante la sua visita alla base. Nel corso
dell’anno diversi detenuti hanno tentato di togliersi la vita.
La base aeronautica statunitense di Bagram, in Afghanistan,
continua a essere usata come struttura detentiva. Anche qui ai
prigionieri è stato negato qualsiasi tipo di diritto legale. L’ICRC
non si è potuta sincerare delle condizioni delle persone
rinchiuse. Nel corso dell’anno, sono giunte denunce di torture e
maltrattamenti ai danni dei detenuti. Alcuni ex prigionieri
ascoltati da AI in Afghanistan hanno raccontato di essere stati
costretti a rimanere in piedi o inginocchiati, di aver subito la
privazione del sonno e hanno lamentato l’uso crudele dei ferri.
A fine anno, le autorità statunitensi non avevano reso noto alcun
risultato dell’inchiesta militare relativa alla morte di due
afghani deceduti all’interno della base nel dicembre 2002. In
entrambi i casi, l’autopsia aveva riscontrato "ferite da
forza bruta" attribuendo la causa dei decessi a
"omicidio". Nel mese di giugno, un altro uomo è morto
in custodia all’interno di una struttura gestita dagli Stati
Uniti ad Asadabad, provincia di Kunar, in Afghanistan.
Sono giunte notizie di torture e maltrattamenti perpetrati dalle
forze statunitensi in Iraq (vedi Iraq). A fine anno erano
dodici i soldati statunitensi in attesa di comparire di fronte
alla corte marziale con l’accusa di aver maltrattato prigionieri
iracheni.
Un numero imprecisato di persone continuano a essere detenute in incommunicado
presso località segrete senza la possibilità di accedere alla
ICRC o a qualsiasi procedimento legale.
Sono proseguite le preoccupazioni per possibili trasferimenti di
prigionieri verso paesi dove si teme possano subire torture
durante gli interrogatori.
Commissioni militari
Il 3
luglio, il Pentagono ha annunciato che il presidente Bush aveva
selezionato sei detenuti stranieri cui applicare le misure
contemplate dal Military Order, firmato nel novembre 2001.
Il Military Order prevede che i cittadini stranieri
sospettati di essere coinvolti nel "terrorismo
internazionale" possano essere imprigionati indefinitamente
senza processo o possano essere giudicati da commissioni militari.
I nomi dei sei prigionieri non sono stati resi noti dalle autorità
statunitensi, ma in seguito è emerso che tra di loro c’erano
due cittadini britannici, Moazzam Begg e Feroz Abbasi, e un
australiano, David Hicks. Le autorità britanniche e australiane
hanno intrapreso una serie di colloqui con le loro controparti
statunitensi riguardo al futuro di questi prigionieri. A dicembre,
il Pentagono ha rivelato che anche Salim Ahmed Samdan, un
cittadino yemenita rinchiuso a Guantánamo, faceva parte dei sei.
A fine anno, nessun detenuto era comparso di fronte alle
commissioni militari.
Detenzioni negli Stati Uniti in seguito agli attacchi dell’11
settembre 2001
Nel mese
di giugno, un rapporto stilato da un’agenzia governativa ha
ammesso che si erano registrati "significativi problemi"
nel trattamento delle centinaia di cittadini stranieri arrestati
subito dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 contro il
Pentagono e il World Trade Center di New York.
L’indagine, condotta dall’Ufficio dell’ispettore generale
del Dipartimento di giustizia (OIG), ha confermato molte delle
preoccupazioni sollevate da AI e da altre organizzazioni riguardo
alle violazioni dei diritti fondamentali dei detenuti. Gli abusi
comprendevano la negazione del diritto ad accedere in modo
tempestivo ai legali difensori e ai propri familiari e i ritardi
nella notifica dei capi d’imputazione o nelle procedure di
rilascio o di espulsione, tanto che molti sono rimasti a languire
per mesi nei centri di detenzione nonostante non avessero nulla a
che fare con gli attentati. Il rapporto sottolinea come alcune
guardie carcerarie si siano rese colpevoli di "continui abusi
fisici e verbali" nei confronti di alcuni reclusi a seguito
dell’11 settembre.
Sebbene al momento della pubblicazione del rapporto la maggioranza
degli arrestati – molti dei quali per infrazioni minori relative
alle leggi sull’immigrazione – fosse ormai stata rilasciata o
espulsa, l’OIG ha inoltrato al governo 21 raccomandazioni allo
scopo di migliorare le procedure in casi analoghi, riguardanti tra
l’altro una più rapida revisione degli arresti e criteri
maggiormente obiettivi per decidere motivazioni e durata dei
fermi.
I cittadini statunitensi Yaser Esam Hamdi e José Padilla hanno
continuato a rimanere sotto custodia militare senza accusa né
processo in quanto "combattenti nemici", nonostante il
Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie
avesse criticato questa situazione, definendola
"arbitraria". A gennaio, tre giudici della Corte
d’Appello del Quarto Circuito hanno confermato la prerogativa
del governo di trattenere Yaser Esam Hamdi senza processo e senza
accesso ad un legale. Tuttavia nel mese di dicembre, il Pentagono
ha annunciato che avrebbe permesso a Yaser Esam Hamdi di
incontrare il proprio avvocato, pur sottolineando che questa
concessione "non era richiesta dal diritto interno o
internazionale e non era da considerarsi un precedente".
L’annuncio è avvenuto il giorno prima del previsto inoltro
della risposta del governo a un appello presentato alla Corte
Suprema relativo al caso.
A dicembre, la Corte d’Appello del Secondo Circuito ha stabilito
che il presidente non aveva il potere, senza l’autorizzazione
del Congresso, di "detenere quale combattenti nemici
cittadini americani catturati sul suolo americano fuori da zone di
combattimento" e ha ordinato che José Padilla fosse
rilasciato dalle autorità militari entro trenta giorni. I giudici
hanno affermato che il governo avrebbe potuto incriminarlo davanti
a un tribunale civile o cercare di trattenerlo come testimone
materiale, stabilendo però che "in qualsiasi
situazione" Padilla avrebbe dovuto godere dei propri diritti
costituzionali. Tuttavia, a fine anno, José Padilla rimaneva
nelle mani dei militari in incommunicado in attesa
dell’esito di un appello presentato dal governo contro la
decisione della corte. Un altro appello del governo stava nel
frattempo bloccando una sentenza federale del 2002 che garantiva a
Padilla l’accesso a un avvocato.
A luglio, Ali-Saleh Kahlah Al-Marri, un cittadino del Qatar che
avrebbe dovuto essere processato per reati penali, è stato
estromesso dal sistema giudiziario per ordine del presidente Bush
e definito "combattente nemico" per presunti legami con al-Qaeda.
A fine anno l’uomo si trovava sotto custodia militare in incommunicado.
Alcune persone fermate perché sospettate di essere collegate ad al-Qaeda
sono state deportate in paesi dove rischiavano di subire torture.
A ottobre, AI ha chiesto al governo degli Stati Uniti di aprire
un’inchiesta esauriente sul trattamento riservato a Maher Arar,
un cittadino canadese espulso dagli Stati Uniti in Siria, suo
paese di origine, nell’ottobre 2002, dove sarebbe stato
torturato e tenuto per mesi in condizioni crudeli prima di essere
rimandato in Canada senza accuse.
A dicembre, ha avuto termine il programma di "registrazione
speciale" introdotto alla fine del 2002 che prevedeva
l’obbligo per tutti i maschi di età maggiore di 16 anni
provenienti da 25 paesi, soprattutto mediorientali, di registrarsi
ogni anno, di essere interrogati, fotografati e subire il
controllo delle impronte digitali. Questa misura era stata
criticata dalle associazioni di difesa dei diritti umani in quanto
discriminatoria. Molte persone che si erano presentate per
registrarsi sono state arrestate, spesso per piccole irregolarità
nei loro visti, e molti hanno continuato a rischiare
l’espulsione nonostante avessero in corso procedure per
regolarizzare il proprio status.
Rifugiati, migranti e richiedenti asilo
Ad aprile
il procuratore generale ha stabilito che tutti i richiedenti asilo
provenienti da Haiti dovessero essere tenuti in custodia adducendo
che tale misura era necessaria come deterrente e per motivi di
sicurezza nazionale. Tale decisione è stata presa in relazione al
caso di David Joseph, 18 anni, il cui rilascio su cauzione era
stato ordinato da un giudice competente in materia di
immigrazione, sentenza confermata anche dalla Commissione
d’Appello sull’immigrazione. David Joseph faceva parte di un
gruppo di circa 200 richiedenti asilo haitiani approdati con
un’imbarcazione in Florida nell’ottobre 2002. In linea con gli
standard internazionali sui diritti umani e sui rifugiati, AI ha
chiesto al governo di annullare questa decisione, che il
procuratore generale ha giudicato applicabile ad altri gruppi in
situazioni analoghe.
Continua a destare preoccupazione la situazione di circa
5.000-6.000 migranti minorenni che ogni anno arrivano negli Stati
Uniti senza essere accompagnati e che, contrariamente alle stesse
linee guida interne e agli standard internazionali, vengono
imprigionati talvolta per mesi. Molti di loro sono tenuti in
condizioni punitive assieme ai detenuti delle strutture minorili e
soggetti a trattamenti umilianti come incatenamento con i ferri e
perquisizioni corporali.
Maltrattamenti e uso eccessivo della forza da parte delle forze
dell’ordine
Sono stati
segnalati maltrattamenti, uso eccessivo della forza da parte della
polizia e delle guardie carcerarie e decessi in custodia. Tali
episodi hanno visto anche casi di uso improprio di dispositivi a
scossa elettrica e di spray chimici. Nove persone sono morte dopo
essere state colpite dai poliziotti con taser. Nonostante
la causa della morte sia stata attribuita ad altri fattori o
l’esito delle autopsie non sia ancora definitivo, permangono
dubbi sui rischi alla salute provocati da tali dispositivi. Sono
stati registrati casi di condizioni crudeli nelle sezioni
d’isolamento delle carceri.
*A settembre, un agente di polizia di Bayton, Texas, è stato
incriminato per uso non necessario della forza ai danni di una
donna disabile di 59 anni di origine latinoamericana. Il
poliziotto aveva colpito Naomi Autin per tre volte con un taser
mentre lei stava bussando alla porta del fratello con un mattone
dopo non aver ricevuto risposta. A fine anno, il processo doveva
essere ancora celebrato.
*Ad agosto, John Allen Muhammad ha subito due scosse da cintura
elettrica mentre era in ospedale sotto la custodia di agenti del
Dipartimento dello sceriffo della contea di Prince William in
Virginia. La cintura che era stretta attorno al suo braccio è
stata azionata quando l’uomo, che si rifiutava di farsi fare una
radiografia, ha mosso il capo cercando di mettersi seduto mentre
si trovava legato su una barella. In seguito alle scosse da 50.000
a 70.000 volt, Muhammad ha riportato bruciature sul braccio.
*A ottobre, lo Stato della Virginia ha riconosciuto un
risarcimento, il cui importo non è stato reso noto, ai familiari
di Larry Frazier, morto in carcere nel luglio 2000 dopo aver
subito diverse scosse tramite una pistola a scarica elettrica. Il
Dipartimento delle carceri aveva sospeso l’utilizzo delle
pistole a scarica elettrica modello Ultron 11 subito dopo
l’episodio, quando l’autopsia aveva messo in luce che tale
strumento poteva aver contribuito alla morte di Frazier.
*Il dipartimento di polizia di Fort Lauderdale, in Florida, ha
rivisto le proprie procedure dopo che un esame medico aveva
dimostrato che l’utilizzo di spray al pepe aveva contribuito in
aprile alla morte di Raymond Sterling, 21 anni, che soffriva di
una forma di anemia falciforme. Il nuovo regolamento prevede che
chiunque sia ferito o colpito con spray al pepe dalla polizia
debba essere portato subito in ospedale invece che in prigione.
*Una causa è stata intentata contro le autorità carcerarie della
Florida per l’utilizzo di spray al pepe e di lacrimogeni ai
danni di detenuti rinchiusi nelle celle, una pratica che
provocherebbe alle vittime difficoltà respiratorie, ustioni e
vesciche sulla pelle. Secondo l’istanza presentata, gli agenti
chimici rappresenterebbero il mezzo coercitivo più usato nelle
prigioni della Florida.
Le condizioni di detenzione nelle sezioni d’isolamento delle
carceri, comprese le strutture di "supermassima
sicurezza", rimangono estremamente dure in molti Stati.
*Quasi un migliaio di detenuti, molti dei quali affetti da gravi
malattie mentali, della Sezione 32 della Parchman Prison,
nello Stato del Mississippi, sarebbero rimasti rinchiusi in celle
malsane infestate da insetti per 23-24 ore al giorno, prive di
ventilatori e senza acqua a sufficienza nonostante le estremamente
alte temperature dei mesi estivi. A fine anno era in corso una
causa allo scopo di ottenere un miglioramento delle condizioni
all’interno del braccio della morte presente nella Sezione 32.
Nel corso dell’anno sono giunte numerose denunce relative a
brutalità e uso eccessivo della forza da parte della polizia in
occasione delle manifestazioni contro la guerra tenutesi in
diverse città statunitensi come Chicago, in Illinois e Oakland,
in California. A novembre la polizia di Miami avrebbe usato
proiettili di gomma, spray al pepe, taser, lacrimogeni e
granate stordenti contro la folla che stava dimostrando in
occasione della Conferenza sul libero commercio nelle Americhe. A
seguito dell’azione della polizia, diverse persone sono state
ricoverate in ospedale, decine delle quali contuse o ferite.
Donne detenute
Nel mese
di ottobre AI ha chiesto alle autorità carcerarie della
California di vietare agli agenti di custodia di sesso maschile le
perquisizioni del tipo pat down delle detenute
(perquisizione vestita), procedura che può anche prevedere di
toccare le parti intime della reclusa. Contrariamente a quanto
previsto dagli standard internazionali, la California e altri
Stati americani continuano a permettere che i secondini possano
avere accesso senza limitazioni alle donne prigioniere. In diversi
Stati, compreso quello di New York, molte detenute hanno
denunciato di aver subito molestie sessuali da parte delle guardie
carcerarie.
La Corte Suprema abroga le leggi contro la sodomia
A giugno
la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegale una
legge dello Stato del Texas contro la sodomia in quanto i
cittadini adulti avrebbero il diritto costituzionale di condurre
la propria vita sessuale in modo riservato (caso Lawrence
contro Texas). La sentenza ha invalidato di fatto le leggi del
Texas e di altri tre Stati – Kansas, Oklahoma e Missouri – che
criminalizzavano la sodomia tra partner dello stesso sesso così
come quelle vigenti in altri nove Stati – Alabama, Florida,
Idaho, Louisiana, Mississippi, North Carolina, South Carolina,
Utah e Virginia – dove la sodomia era considerata reato in tutti
i casi.
Pena di morte
Nel corso
dell’anno sono state "giustiziate" 65 persone,
portando a 885 il numero totale di prigionieri messi a morte da
quando, nel 1976, una sentenza della Corte Suprema pose fine alla
moratoria sulle esecuzioni. Gli Stati Uniti hanno continuato a
violare gli standard internazionali riguardanti il ricorso alla
pena capitale, soprattutto per quanto riguarda l’esecuzione di
persone minorenni al momento del reato. Il governo degli Stati
Uniti ha effettuato la terza esecuzione federale dal 1963, anche
le due precedenti erano state ordinate dall’attuale
amministrazione. Lo Stato del Texas ha eseguito la trecentesima
condanna capitale dal 1976 e ben 24 di un totale di 65 eseguite
nel corso dell’anno in tutti gli Stati Uniti.
A gennaio, il Messico si è rivolto alla Corte internazionale di
giustizia (ICJ) per perorare la causa di oltre 50 propri cittadini
rinchiusi nei bracci della morte negli Stati Uniti. L’istanza
riguarda la presunta violazione della Convenzione di Vienna
sulle relazioni consolari che richiede che uno Stato, in caso
di fermo di un cittadino straniero, informi l’arrestato del
diritto di chiedere assistenza alle autorità consolari del paese
di origine. A fine anno, erano detenuti nei bracci della morte
statunitensi oltre un centinaio di cittadini stranieri, alla
maggioranza dei quali era stato negato tale diritto. La sentenza
dell’ICJ è attesa nel corso del 2004.
*L’11 gennaio, il governatore uscente dell’Illinois, George
Ryan ha svuotato il braccio della morte dello Stato. Ryan ha
graziato 4 prigionieri perché riteneva che le loro confessioni
fossero state estorte con la tortura e ha commutato la condanna a
morte di altri 167 prigionieri, nella convinzione che il sistema
giudiziario che li aveva condannati fosse tutt’altro che
impeccabile.
*A luglio, Joseph Amrine è stato rilasciato dopo aver trascorso
16 anni nel braccio della morte del Missouri per l’omicidio di
un altro detenuto. L’uomo era stato condannato in base alle
testimonianze rese da altri detenuti e in seguito ritrattate.
Joseph Amrine è diventato così il centoundicesimo prigioniero
dal 1973 uscito dal braccio della morte dopo essere stato
riconosciuto innocente. Il centododicesimo è stato rilasciato a
dicembre, quando il pubblico ministero della Pennsylvania aveva
rinunciato a processare nuovamente Nicholas Yarris, in attesa
dell’esecuzione da vent’anni. Un giudice federale aveva
ordinato un nuovo processo dopo che un test del DNA aveva
suffragato la dichiarazione d’innocenza di Yarris.
*Il 3 aprile, Scott Hain è stato messo a morte in Oklahoma per un
crimine commesso quando aveva 17 anni. L’8 dicembre, il
governatore uscente del Kentucky, Paul Patton, ha commutato la
sentenza di morte di Kevin Stanford, anch’egli condannato per un
crimine perpetrato nel 1981 all’età di 17 anni. Il governatore
Patton aveva descritto tale condanna "un’ingiustizia"
proprio a causa della giovane età di Stanford all’epoca del
reato.
*James Colburn è stato "giustiziato" in Texas il 26
marzo e James Willie Brown è stato messo a morte in Georgia il 4
novembre. Entrambi avevano alle spalle una lunga storia di
patologie mentali, comprese diagnosi di schizofrenia.
*A ottobre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di
prendere in esame la richiesta d’appello presentata dal
condannato a morte dell’Arkansas, Charles Singleton, contro una
sentenza di una corte federale che consentiva alle autorità di
sottoporlo a trattamento medico coatto allo scopo di curare la sua
malattia mentale, rendendolo così passibile di esecuzione.
*A novembre, due anni dopo essere arrivato a pochi giorni
dall’iniezione letale, il cittadino messicano Gerardo Valdez è
stato condannato all’ergastolo da una giuria dell’Oklahoma.
Nel 2001, la commissione statale sulla libertà sulla parola aveva
richiesto la clemenza poiché a Valdez erano stati negati i
diritti consolari. Il governatore dello Stato aveva respinto la
richiesta nonostante il parere della commissione e un appello
personale del presidente messicano Vicente Fox. Una corte statale
aveva in seguito accordato una nuova udienza per ridiscutere
l’entità della pena da comminare a Valdez.
fonte:
amnesty.it
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