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STATI UNITI, UN'ECONOMIA IN CRESCITA? di Simone Malfatti

Mentre a causa della crisi irachena, i prezzi legati al petrolio aumentano segnando nuovi record, l’economia statunitense continua, seppur con un lieve calo rispetto alle previsioni, la sua inarrestabile crescita che tuttavia sta ponendo vari interrogativi legati alla sostenibilità di questo nuovo sviluppo.

Un passo sostenibile?

Nei primi quattro mesi dell’anno, l’economia statunitense ha registrato l’ennesimo segnale positivo con un incremento del prodotto interno lordo del 4.2%. Se da un lato, il dato mostra quanto il colosso americano stia marciando verso una crescita economica costante, dall’altro rappresenta un dato di crescita minore di quanto i più importanti analisti economici americani si aspettassero. 

In un periodo delicato per la Presidenza Bush, con le elezioni presidenziali alle porte e una crisi irachena che sembra non avere sbocchi, è estremamente importante per l’amministrazione in carica portare ai propri elettori risultati economici concreti, risultati che sembrano ormai essere arrivati indicando un livello di produzione in continua crescita.

Tuttavia un’ampia discussione sulla sostenibilità di un tale trend economico, si sta sviluppando negli Stati Uniti soprattutto in relazione a due fattori principali, la politica dei tagli al bilancio, con una conseguente riduzione delle imposte, e le notizie riguardanti la guerra al terrorismo.

Mentre la diminuzione delle tasse punta a rilanciare i consumi, la crisi irachena e l’ombra di nuovi attacchi terroristici rischiano di creare un clima di sfiducia nei consumatori, una sfiducia che poi potrebbe avere serie conseguenze sul livello di produzione.

In relazione a queste osservazioni, per il governo di Washington diventa fonte di maggior preoccupazione il livello di disoccupazione e l’inflazione.

Per molti economisti lo stato dell’economia statunitense rappresenta un modello di espansione reale e sostenibile nel medio e lungo periodo, mentre per altri il segnale di crescita non sarebbe sufficiente a recuperare i due milioni di posti di lavoro persi negli ultimi quattro anni. 

Il 4.2 %, non rappresenterebbe così uno dato positivo per l’America, che dovrebbe invece rincorrere ritmi di produzione più intensi. Recenti stime economiche infatti, riterrebbero necessarie un incremento minimo del PIL pari, se no addirittura superiore, al 5%.

Un tale livello di produzione, di per sé molto alto, rappresenterebbe per gli Stati Uniti una crescita reale in relazione all’andamento negativo dell’economia americana durante tutta la presidenza Bush.

Analisi più approfondite non soltanto sottolineano quanto l’attuale sviluppo non sia sufficiente, ma tendono anche ad evidenziare i limiti della nuova politica occupazionale.

Infatti, molti dei nuovi posti di lavoro creati non sono riusciti a sostituire, da un punto di vista salariale, quelli persi negli ultimi due anni.

Quindi molti salari non soltanto non hanno avuto un incremento ma sono addirittura diminuiti.

La questione centrale del dibattito in corso negli Stati Uniti non è soltanto se la crescita sia sostenibile, ma se a fronte di queste considerazione si tratti davvero di una crescita reale.

Nel dettaglio

Il conflitto mediorientale, in particolare la crisi irachena, non ha ovviamente influito positivamente sullo sviluppo dell’economia americana. Considerando gli ultimi tredici anni, il prezzo del petrolio ha ormai raggiunto il suo massimo storico portando il prezzo della benzina a livelli da record.

Comunque mentre l’inflazione aumenta a causa dei prezzi energetici, gli indici di Wall Street registrano incrementi dopo le ultime perdite di fine aprile.


Uno dei settori più trainanti in questo momento è quello dell’edilizia, il Dipartimento per il commercio ha rivelato che le spese per le costruzioni sono aumentate dell’1.5% in un solo mese.
Questo incremento è stato di ben tre volte superiore a quello previsto dagli economisti del settore.

Anche il valore dei progetti residenziali presentati dai costruttori privati hanno raggiunto un record, con un livello annuo che è salito a 507.2 miliardi di dollari. Per alcuni, questo dimostrerebbe che vi saranno ottimi profitti in futuro per il settore della casa e per quello dell’industria.

Tuttavia in un recente rapporto l’Institute for Supply Management ha mostrato quanto l’indice relativo alla produzione industriale non dia segnali incoraggianti. Da marzo ad aprile si è infatti, passati dal 62,5% al 62,4. Questo rallentamento nella crescita viene ricondotto soprattutto agli alti prezzi raggiunti dall’alluminio e dall’acciaio negli ultimi mesi.

Ad ogni modo il settore industriale resta su alti livelli tanto da far passare come irrilevanti questi piccoli cali.

Ma non è soltanto l’edilizia ad emergere come mercato in forte crescita, infatti, nuovi segnali positivi sono arrivati recentemente anche dal settore tecnologico che ha così fatto da traino agli altri settori ad esso collegato come quello relativo ai semiconduttori.
Nel mese di marzo le vendite legate a questi prodotti sono aumentate del 32% rispetto all’anno precedente.

Questo ha incrementato il valore in borsa di aziende come la Intel, tra le più famose produttrici di chip, le cui azioni sono aumentate di 31 centesimi arrivando a costare 26.4 dollari.

I titoli legati al Nasdaq sembrano quindi girare a pieno ritmo, un esempio tra tutti è rappresentato dalla Adobe Systems, azienda che si occupa prevalentemente di software, le cui azioni sono salite di 2.50 dollari, toccando così quota 44 dollari.

Anche le azioni della Symantec, la più importante ditta per software antivirus del mondo, hanno registrato un aumento di 1.98 dollari, arrivano a 47.03$.

Se i tecnologici in questo ultimo periodo hanno mostrato incrementi di crescita, anche il settore petrolifero sembra sollevarsi.

Un esempio su tutti, EOG Resources i cui titoli sono saliti del 6%, avanzando di 2.90$, rappresentando così il maggiore guadagno tra le 27 compagnie petrolifere presenti in borsa. Ma anche le azioni della Exxon Mobil sono aumentate di 1.13 dollari mentre Anadarko Petroleum ha registrato un incremento di 2.53 dollari.

Ovviamente su questo influisce il prezzo del greggio che continua ad aumentare anche in relazione alla crisi irachena e a quella mediorientale.

I nuovi posti di lavoro e l’ombra del deficit

Comunque, al di là del settore energetico il cui andamento è fortemente collegato alla cronaca di guerra, altri segnali postivi provengono dall’ Institute for Supply Management.

L’indice preposto a misurare la “salute” del settore dei servizi ha inaspettatamente segnato un nuovo record positivo nel mese di aprile.

Il Private Research Group’index è salito fino 68,4 punti, il più alto livello registrato dal 1997, che ha addirittura battuto il recente record di marzo fermo a 65,8.

Il superamento dei soli cinquanta punti nell’indice, suggerisce un espansione nel settore dei servizi, il quale include i servizi finanziari, le costruzioni, la vendita al dettaglio e altri settori non legati all’industria. 

Tutto ciò ha portato ad un aumento dell’occupazione.

Se in marzo sono stati calcolati 308,000 nuovi posti di lavoro, il più importante aumento degli ultimi quattro anni, in aprile, ancora non si hanno cifre certe, si stima che si siano creati 108.000 posti di lavoro.

Se da un lato, il dato occupazionale conforta i maggiori analisti, dall’altro la continua crescita dei prezzi continua a ridurre la capacità d’acquisto individuali.

Ma non è soltanto l’inflazione e l’aumento del costo del denaro a preoccupare, recentemente il Presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, Alan Greenspan ha lanciato un preoccupante allarme sul deficit di bilancio.

La scossa che l’amministrazione Bush ha voluto dare al mercato con un significativa riduzione della pressione fiscale, ha ovviamente diminuito le entrate dello stato.

L’impressione è che “l’euforia” ed il troppo ottimismo legato al buon momento dell’economia americana porti a trascurare il problema del deficit di bilancio, cosicché la ripresa, l’incremento degli investimenti e del commercio, dovuti in gran parte al basso livello raggiunto dai tassi di interesse, rischierebbero di nascondere un potenziale elemento di instabilità insito nell’attuale sistema economico. 

Nonostante la Federal Reserve abbia ultimamente deciso di mantenere i tassi di interesse al loro minimo storico, è molto probabile che Greenspan si stia preparando per un rialzo, dovuto proprio alle preoccupazioni legate al deficit, un rialzo che rischierebbe di rallentare la corsa dell’economia americana. 


Conclusione

Appare difficile leggere, analizzare la ripresa economica americana e prevederne la sua sostenibilità. 

Infatti se da un lato vengono segnalati importanti risultati come l’aumento dell’occupazione o l’incremento nei profitti di specifici settori, restano forti dubbi legati sia all’andamento dell’economia in questi ultimi quattro anni, sia ad altri elementi come il deficit di bilancio o la diminuzione dei nuovi salari.

Ovviamente il dato sulla crescita del Prodotto Interno Lordo è, ad una prima lettura, positivo ma quei due milioni di posti di lavoro persi negli ultimi quattro anni sembrano pesare enormemente nel giudizio della politica economica dell’amministrazione Bush.

Che il settore edile cresca in un periodo di forte instabilità politica, legato soprattutto alla lotta al terrorismo e alla guerra in Iraq, appare un risultato piuttosto scontato.

Lo stesso in parte sembra valere per i titoli tecnologici che spesso sono legati all’industria bellica.

L’impressione è che l’amministrazione Bush abbia cercato di dare una scossa al mercato, nella speranza che questo riesca a riassorbire la disoccupazione, tuttavia i costi della guerra in Iraq, il deficit di bilancio e l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbero vanificare questo tentativo, lasciando gli americani un po’ più poveri di quanto fossero quattro anni fa.

fonte: http://www.equilibri.net

 

 

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