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GLI USA: CAMBIO
DI GOVERNO O DI SISTEMA? di
Jaques Pauwels
Negli Stati Uniti, tutto gira attorno all'economia. Da un punto
di vista teorico, si può definire l'economia come il complesso
delle attività che si presume vadano incontro ai bisogni
materiali degli esseri umani. Nel sistema economico americano,
tuttavia, le cose avvengono all'incontrario: non è l'economia
ad essere al servizio delle persone, ma sono le persone ad
essere al servizio dell'economia.
Qual è il fine dell'economia americana? Rendere gli americani
super-ricchi (come Bush) ancor più ricchi o, nello specifico,
dare la possibilità alle grandi corporation di lucrare sempre
maggiori profitti. E questa non è un'impresa facile e lo stato
deve, di conseguenza, fare qualcosa. (Sì, proprio lo stato e
questo nella terra promessa del laissez-faire!) Il compito
principale dello stato in America infatti non è altro che
quello di facilitare il "processo di accumulazione",
ovvero creare le condizioni per una massimizzazione dei
profitti.
Questi sono alcuni modi, anche se certamente non tutti, con cui
ciò si può realizzare: è di vitale importanza assicurare
all'industria americana un facile accesso alle fonti delle
materie prime, come il petrolio, e renderne il costo il più
basso possibile e ciò normalmente a spese degli abitanti (e
dell'ambiente) dei paesi del Terzo Mondo che sono stati
"benedetti" da queste risorse; mantenere il costo del
lavoro il più basso possibile; mettere in moto il volano della
domanda economica con massici ordini statali, provvedendo in tal
modo a mantenere elevata la produzione e i prezzi ed in
definitiva i profitti; ridistribuire la ricchezza a vantaggio
dei super-ricchi ed a danno di tutti gli altri; infine,
provvedere perché questi ultimi siano il più possibile
all'oscuro di tutto, ignoranti e tranquilli in modo che non
capiscano e non si avventurino in attività di opposizione a
questo sistema. Per raggiungere questi obiettivi, lo stato usa
un grande varietà di mezzi. La guerra, tuttavia, si è
dimostrata, tra tutti, quello utile in modo particolare,
addirittura indispensabile per certi aspetti; è semplicemente
il non plus ultra degli strumenti che possono favorire
l'accumulazione. Che le guerre siano molto buone, perfino
meravigliose per gli affari, è drammaticamente dimostrato
dall'attuale conflitto in Irak.
Primo, quest'aggressione mette le imponenti risorse di
carburanti della Mesopotamia a disposizione delle compagnie
petrolifere americane.
Secondo, il mercato iracheno è stato forzatamente aperto ai
prodotti americani d'esportazione, come la Coca Cola e quei
bastoncini cancerogeni della Marlboro.
Terzo, agli iracheni si apre ora la possibilità di sgobbare
come schiavi, in cambio di bassi salari, a profitto dei gruppi
industriali americani, a favore dei quali le imprese statali
irachene sono state privatizzate - in flagrante violazione, sia
detto per inciso, di ogni principio di legalità internazionale.
Quarto, negli USA le opportunità di occupazione si ridurranno e
ciò contribuirà ad abbassare ulteriormente i costi salariali
interni dato che le grandi compagnie saranno in grado di
produrre le loro merci a prezzi inferiori in stabilimenti
dislocati lungo le rive del Tigri.
Quinto, la guerra ha portato ad un astronomico incremento delle
attuali e future spese militari statali e, rifornire il
Pentagono di giocattoli bellici sempre più costosi, si
prospetta come una manna per i giganti dell'industria americana
degli armamenti. (Le imprese che producono armi sono già, ora
come non mai, quelle che danno profitti maggiori rispetto a
qualsiasi alto settore dell'economia USA.)
Sesto, la guerra frutta una messe di ulteriori ordini e ciò in
relazione alla "ricostruzione" delle infrastrutture
irachene, opportunamente demolite dalle bombe americane. I
remunerativi contratti saranno condivisi con i paesi che hanno
attivamente collaborato con gli americani nell'attacco all'Irak,
ma le corporation americane come l'Halliburton di Dick Cheney
saranno evidentemente quelle cui toccherà la parte del leone.
Settimo, mentre i super-ricchi proprietari e manager delle più
grandi imprese americane intascheranno gli abbondanti profitti
resi possibili dalla guerra, gli americani comuni pagheranno
tasse per coprirne il costo che è ora stimato a poco meno della
fantastica cifra di 5 miliardi di dollari al mese. Le spese
verranno così socializzate mentre i profitti sono privatizzati
: una perversa redistribuzione della ricchezza in favore
dell'esiguo numero di persone che già possiedono gran parte dei
beni del paese, ma che si aspettano di entrarne in possesso di
una parte anche maggiore, anno dopo anno.
Ottavo, la guerra si è dimostrata una brillante opportunità
per introdurre misure repressive, come il cosidetto Patriot Act,
misure il cui scopo è ridurre i diritti dei cittadini ed
intimidire i potenziali dissidenti, in altri termini, tenere
tranquilla la gente. Per quanto riguarda la cura messa nel
tenere la gente all'oscuro, è noto che, in generale, in tempo
di guerra i mezzi di comunicazione americani si allineano
incondizionatamente al presidente per diffondere, senza traccia
alcuna di critica, anche le più marchiane bugie e le più
improbabili fantasie dispensate dalla Casa Bianca e dal
Pentagono. E' sbagliato pensare che gli americani comuni siano
estremamente ingenui, se non degli stupidi senza speranza, come
gli europei tendono a pensare. Sono, invece, incredibilmente
poco informati dai loro media "liberi" e
"indipendenti". Come ho descritto nel mio libro Il
Mito della Guerra Buona, è stata la Seconda Guerra mondiale che
ha mostrato all'America delle grandi imprese quanto un conflitto
armato possa essere funzionale allo scopo di favorire gli
affari. In effetti, nel periodo in cui la guerra volgeva al
termine, nel 1945, guadagnare - o più precisamente, acquisire
profitti astronomici - era diventato impensabile senza la
guerra. Questa è la ragione per cui, dopo il 1945, gli USA non
smisero mai di fare guerre, da quella lunga, ma
"fredda" contro l'URSS ad una quantità di guerre
calde in Corea, Vietnam, Cambogia, Golfo Persico, ecc. Non
tutte, ma la maggior parte di queste guerre, sono state
apertamente o segretamente innescate da Washington. La
propaganda in favore della guerra fatta da Bush Jr. è pertanto,
senza eccezione, la regola. E' la regola, la regola del sistema.
Solo le guerre possono portare ai super-ricchi d'America i
fantastici profitti che sono la raison d'etre del duro sistema
economico americano, un sistema a volte concisamente descritto
con lo slogan "i profitti prima, la gente dopo". Gli
USA potranno avere presto un nuovo presidente, ma non ci si deve
illudere: l'America continuerà a fare guerre, anche con Kerry -
altro rampollo dell'elite dei super-ricchi - nello Studio Ovale.
Un cambiamento di governo, un cambio della guardia alla Casa
Bianca, non basta. Agli USA, per smettere di fare guerre, serve
un altro sistema economico, un sistema che metta la gente
davanti ai profitti. http://rrojasdatabank.info/agfrank/online.htmlcurrent
fonte:
http://www.zmag.org/Italy/ Traduzione
di Silvio Calzavarini
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