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TERRORE A LOS ANGELES

Anno : 2004


……E’ l’alba del terzo giorno per noi a Los Angeles, un’alba come tante vissute nei giorni precedenti, puntiamo le nostre attenzioni al parco di Disneyland. 

Partiamo presto da Hollywood Boulevard (dove siamo alloggiati). Da qui per arrivare a Disneyland bisogna attraversare tutta la città. Dopo aver girato ed esserci divertiti per l'intera giornata nel parco, decidiamo di uscire che, oramai, sono circa le 22. Ci troviamo, però, bloccati dalla sfilata dei carri allegorici. Quando il tutto finisce, con relativo lancio di fuochi d’artificio, usciamo con lo stesso trenino monorotaia che la mattina ci ha portato all'interno. Sfortuna vuole che, mentre siamo in un tratto di binario alto da terra una quindicina di metri, un ramo si stacca da un albero e s'incastra sotto il treno bloccandolo e impedendoci di proseguire. Nessuno sembra in grado di fare qualcosa, noi non possiamo muoverci. Rimaniamo bloccati per almeno tre quarti d’ora 

A mezzanotte riusciamo finalmente ad uscire dal parco, alle 00.30 passa l'ultimo bus per Downtown, dove dobbiamo prendere la coincidenza per Hollywood. Una volta arrivati a Downtown notiamo sulla strada i peggiori esemplari di razza umana, padroni incontrastati della zona: ubriachi, drogati, bianchi, neri. Cominciamo ad aver paura, tanta paura, un senso d’angoscia e d’impotenza improvvisamente ci assale. La mattina ci avevano detto che il bus per Hollywood sarebbe passato dopo 5 minuti. MA NON A QUELL' ORA DI NOTTE (sono circa le 1.30), l'autista ci dice che il bus passerà dopo 30 min. Scendiamo e ci dirigiamo verso la fermata con la paura che aumenta sempre di più, un senso di terrore mai provato prima. Siamo letteralmente circondati da questa marmaglia. 

Decidiamo di metterci lo zaino sul davanti. Abbiamo, un po’ stupidamente, tutto con noi: documenti, soldi, macchina fotografica, video camera. Insomma sembriamo i classici polli da spennare. Ci guardiamo intorno, cerchiamo con lo sguardo qualche pattuglia della polizia, qualche taxi: niente, assolutamente niente. Mentre siamo in attesa, arrivano alla fermata 3 persone anziane. Nel mentre parliamo uno di questi si stacca e viene verso di noi. Ci dice di essere un italiano emigrato negli USA dopo la guerra. Gli esponiamo le nostre paure. Lui, come quasi per farci spaventare di più, ci dice che è inutile chiamare i taxi perché a quell'ora non verranno, di non bussare a nessuno perché nessuno mai aprirà, di non chiamare la polizia perché i poliziotti sono peggiori dei banditi stessi: l’unico risultato che avremmo ottenuto sarebbe stato quello di essere portati in galera dopo essere stati picchiati. E questo solo per averli disturbati a quell'ora. 

In più ci consiglia di tenere gli zaini come se fossero delle semplici borse con magari dentro della roba di ricambio perché altrimenti, avrebbero attratto ancor di più l'attenzione di quella gentaglia; se qualcuno di loro si fosse avvicinato per chiederci soldi non dobbiamo nemmeno tirar fuori il portafoglio perché, nell'eventualità lo facciamo vedere vuoto, è come prenderli in giro la qual cosa può farli scatenare. Finisce appena di parlare che si avvicina un tizio che vuole proprio dei soldi. Io non conosco l'inglese, nemmeno una parola, mio fratello è terrorizzato e quel poco che sa in quel momento lo ha dimenticato. Fortuna che c'è l'italiano a parlare con questo disgraziato. Vedendoci sempre più impauriti ci consiglia di prendere il suo bus che, anche se non ci avrebbe portato direttamente a Hollywood, quanto meno ci avrebbe permesso di non rimanere soli in mezzo alla strada. 

Arrivato finalmente il bus, saliamo tirando un piccolo sospiro di sollievo: ma non ci sentiamo tranquilli sino a che non rientriamo in hotel. Sul bus parliamo dell'uccisione di Falcone e Borsellino, avvenute qualche mese prima, dei problemi che assillano l'Italia. Lui continua poi la sua storia dicendoci di aver inizialmente fatto fortuna con un ristorante, poi fallito; ci dice che in quel periodo lavoricchia giusto per guadagnare il minimo per sopravvivere, vorrebbe tornare in Italia ma non ha parenti né soldi per partire. Mentre parliamo tra noi sale sul bus uno dei tanti vagabondi che, accorgendosi che siamo turisti, comincia a guardarci con occhio interessato. Arrivati in una certa zona di LA, circa le 2.30 di notte, questo tizio ci fa segno di scendere con lui e di seguirlo. 

Noi lo capiamo dai gesti mentre quest’amico italiano gli dice di andare via; il vagabondo non contento fa cenno all'autista di spegnere il motore perché noi dobbiamo seguirlo. Per fortuna che l'autista non gli da retta e prosegue il cammino. Siamo sempre più terrorizzati. L'italiano ci dice che questo è uno dei peggiori quartieri di LA, dove anche i bambini di 5 anni camminano armati e dove si sparano anche per pochi spiccioli. Dopo un po' di tempo arriviamo alla fermata, scendiamo e facciamo un tratto di strada con il nostro salvatore il quale, ad un certo punto, si ferma dicendo di essere arrivato consigliandoci la strada da seguire, a piedi, per arrivare sulla Hollywood Boulevard. 

Così come un fantasma c’era improvvisamente apparso a Downtown, altrettanto improvvisamente sparisce, allontanandosi in una strada stretta e buia. Io e mio fratello non abbiamo nemmeno la forza e il tempo di dirgli grazie, di sapere il suo nome, di dargli qualche spicciolo. Sparito. Ci guardiamo in faccia e cominciamo a camminare nell'oscurità tenendo i coltellini multiuso aperti in mano (anche se sappiamo che poco potremmo fare in caso d’attacco). 

Ogni fruscio, ogni movimento costituisce per noi una minaccia continua: camminiamo in mezzo alla strada per evitare eventuali persone che possano uscire da dietro le mura approfittando del buio. Arriviamo finalmente, dopo non so quanto tempo, quanta strada percorsa nell’oscurità, al nostro hotel: fradici di sudore ma freddi per la paura accumulata. La mattina dopo scappiamo via da LA con direzione Las Vegas.

Questa è la nostra disavventura capitataci a Los Angeles conclusasi, per fortuna, positivamente. Sono passati ormai 12 anni ma quella notte è come se l'avessi stampata per sempre nella mia memoria. Mai provato una paura simile. 

Ancora oggi quando parlo di quella notte un brivido percorre la mia schiena. Ma sono convinto di una cosa: il nome originario di LA era, al tempo dei Conquistadores, "NUESTRA SENORA LA REINA DE LOS ANGELES", Nostra Signora la regina degli Angeli, oggi è una città con un'area urbana quanto 3/4 della toscana, con milioni d’abitanti, avere la fortuna di trovare a quell'ora della notte un italiano che dice "venite con me che vi porto in salvo" ….. ebbene….. io sono convinto, senza paura di essere preso in giro, che quella persona fosse un angelo inviatoci dal cielo.

Alla prossima ! 

 

Diario di Dario di Lecce

 

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vedi anche: Foto CALIFORNIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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