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Coast to coast...

 

Alla fine Daniela ed io abbiamo percorso 8282 km in USA sulla moto in 21 giorni! Ora sono nel letto di casa. Il viaggio di ritorno è andato bene. Alle 9 eravamo a Milano, alle 14 circa a Udine. Spesa, pranzo veloce e poi a nanna. Alla sera doccia e cena dall’amico Ac.
Un bel viaggio, intenso e veloce, sensazione di essere via da una vita e allo stesso tempo di non averlo mai fatto.

Un’immersione emotiva, come in un bel film…
L’America delle contraddizioni e dei contrasti. Paesaggi stupendi ed enormemente dilatati. Il silenzio totale nei rossi canyons dello Utah e dell’Arizona ed il livello sonoro devastante in prossimità delle downtown metropolitane.
Le piacevoli chiacchierate di qualche minuto con i cittadini US, la loro generale cordialità nell’offrirti aiuto e disponibilità.
Il cibo sempre e comunque esagerato negli accostamenti, nella quantità e nella frequenza. Gli obesi insuperabili. Le Coca enormi ed i refills infiniti.
L’orgoglio di essere americani. Il rispetto sulle strade. L’enorme quantità di barboni e homeless sulle strade delle grandi città.
I barboni sorridenti ed i barboni disperati o pazzi. Gli artisti di strada.
I grattacieli, gli odori, la gente nelle grandi città.
Le curve veloci sui tornanti di montagna, le pendenze sulle strade.
Le facce selvagge degli abitanti del Midwest. Le facce tristi degli Indiani d’America…
Potrei continuare a lungo riportando i fotogrammi della mia memoria.
Gli Stati Uniti sono un universo variegato e complesso da scoprire e comprendere, oltre i luoghi comuni che li vogliono superficiali e puramente consumisti. Il paesaggio è eccezionale. Gli statunitensi sono pieni di contraddizioni, ma anche sorprendentemente interessanti sotto certi aspetti.
Tante cose incomprensibili per un europeo, ma tante cose che è impossibile non apprezzare.
Spero di avere altre occasioni per tornarci in moto…

Fermati uomo bianco
Distenditi sulla fredda roccia
Lasciati trasportare
Dalla testa dell’Aquila
Nella nostra casa

6 agosto 2004: arrivo a New York
Siamo a New York. Abbiamo lasciato Milano, dove ieri sera abbiamo dormito dall’amico Attilio, mangiato giapponese e bevuto qualche Hemingway Especial di troppo.
Il volo di oggi è partito regolarmente ed anche il tragitto fino a New York è stato tranquillo.
All’aeroporto JFK sono venuti a prenderci in Limousine per portarci fino all’hotel in Manhattan. Pacchianissima (la Limousine), ma da provare.
Poi abbiamo fatto un’immersione in downtown. Visita a Times Square, sempre affollatissima e illuminata a giorno. Puntata con la metropolitana al World Trade Center, dove domina ancora l’enorme spazio vuoto dopo gli attentati alle torri gemelle, e saluto ad un amico che gestisce un negozio nei pressi del Flat Iron.
Cena al ristorante messicano e meritato riposo.
Domani inizia l’avventura “on the road”. Appuntamento alle 9 per andare a recuperare la Ics (che sarebbe la mia moto, un’Honda X11…) che ho imbarcato un mese fa a Genova. A domani!

7 agosto 2004: da New York a Buffalo (665 km)
Siamo in un motel alla periferia di Buffalo. Oggi ci siamo alzati presto (effetto del fuso orario), abbiamo preparato le valigie della moto e siamo andati a recuperare la Ics al deposito. Abbiamo montato i bauletti e siamo partiti per la prima tappa che ci ha portato quì, a Buffalo (per la cronaca la super Ics è partita al primo tentativo). Abbiamo attraversato gli stati del New Jersey, della Pennsylvania e di New York. Un leggero errore nella scelta della strada alla partenza, ma poi tutto liscio.
La sorpresa è stato scoprire che fa piuttosto freddo (eravamo vestiti come d’inverno, con tanto di maglietta di pile!). Un ragazzo, al distributore di benzina, mi ha detto che la temperatura è più bassa rispetto alla normale media in questo periodo a causa di un perturbazione proveniente dal Canada.
Ad un certo punto è iniziata a cadere una leggera pioggerellina. Abbiamo prontamente indossato le tute antipioggia, ma, come al solito in questi casi, non abbiamo poi beccato nemmeno una goccia di pioggia…
Siamo arrivati piuttosto stanchi a Buffalo, dove abbiamo preso il primo motel disponibile e cenato due grosse bistecche.
La prima tappa è stata piacevole, soprattutto sulla Route 6, anche se i paesaggi ricordano molto da vicino alcuni tratti alpini (boschi, boschi e ancora boschi…), a parte ovviamente la solita sensazione di immensità che si prova durante gli “on the road” negli Stati Uniti. Domani partenza e visita alle Niagara Falls.

8 agosto 2004: da Buffalo a Port Huron (407 km)
Dopo essere partiti dal motel abbiamo raggiunto il lato statunitense delle Niagara Falls. La giornata si è presentata subito calda e assolata.
Abbiamo parcheggiato la Ics ed abbiamo raggiunto a piedi il Goat Island da dove si riesce a vedere bene le American Falls, ma non altrettanto le Horses Falls (le più grandi e spettacolari). Siamo poi andati al Prospect Point Observation Tower da dove abbiamo preso la Maid of the Mist che ci ha portato proprio in mezzo alle cascate. Grande! Le cascate ammirate dal basso rendono in pieno la loro potenza e imponenza. Abbiamo anche tentato qualche scatto e ripresa, anche se con estrema difficoltà, visto che gli schizzi d’acqua arrivano da ogni direzione.
Dopo essere risaliti, abbiamo ripreso la moto e varcato il confine verso il Canada. Dal lato canadese c’era molta più folla, ma comunque siamo riusciti ad ammirare le cascate anche da questa parte.
Abbiamo poi deciso di proseguire la nostra tappa attraverso il territorio canadese fino al Michigan (il programma originale prevedeva di rientrare a Buffalo e proseguire la tappa attraverso gli States).
Siamo arrivati verso le 17 al confine. Il tratto di strada canadese non è stato particolarmente interessante, anzi abbastanza noioso con poche varianti e zero curve. Abbiamo poi fatto circa un’ora di coda per attraversare il confine da Sarnia (Canada) a Port Huron (Michigan, USA).
Abbiamo preso un motel, dove ci siamo rilassati con un bagno in piscina e idromassaggio. Cena al messicano e riposo. Domani si parte per Chicago.

9 agosto 2004: da Port Huron a Chicago (564 km)
Oggi è stata una giornata perlopiù di trasferimento. Siamo partiti dal motel di Port Huron e abbiamo imboccato la 69W passando attraverso Flint e Lansing fino a Tekonsha.
Durante il tragitto, durante una sosta, abbiamo incontrato una famiglia di tedeschi che vive nel Connecticut e che stava andando in ferie nel South Dakota. In passato avevano vissuto per un po’ di anni a Milano, così abbiamo conversato per alcuni minuti in italiano “teteschizzato”.
Dopo essere ripartiti abbiamo assistito ad un incidente appena avvenuto tra due trucks, uno dei quali era ruote all’aria nel fosso e l’altro in strada completamente sfasciato. Qualche brivido…
Da Tekonsha abbiamo imboccato la 60W ci siamo calati in pieno ambiente Midwest. Boschi e immensi campi coltivati interrotti di tanto in tanto da qualche paesino (in cui l’erba attorno alle case è sempre perfettamente tagliata e curata…).
Abbiamo poi attraversato in sequenza New Buffalo e Michigan City. Ultimo tratto sulla 90/94N fino all’apparire della skyline di Chicago!
Veramente una strana sensazione trovarsi con la propria moto nel caos della metropoli americana in mezzo ad altissimi grattacieli…
Dopo aver trovato un motel e parcheggiato la Ics ci siamo subito immersi nella downtown. La prima sensazione è stata quella di essere in una città molto piacevole, pulita e sicura. La passeggiata al tramonto sul lungolago è stata molto suggestiva e ci ha permesso di ammirare una spettacolare skyline della metropoli. Domani avremo l’intera giornata per gironzolare e visitarla per bene.

10 agosto 2004: visita a Chicago
La giornata ha confermato le sensazioni provate al nostro arrivo: una città veramente piacevole. Dopo l’ovviamente abbondante colazione ci siamo calati nel Loop per ammirare gli skyscrapers di questa metropoli. A Grant Park erano esposte alcune interessanti opere di arte contemporanea ed era possibile ascoltare le prove nell’auditorium all’aperto.
Fantastica vista sulla città e sul lago Michigan dalla Sears Tower.
Dopo il pranzo in uno spartanissimo fast food abbiamo dapprima visitato il quartiere Near North e poi abbiamo risalito la riva del lago Michigan fino alla Gold Coast.
Visita e cena nella Old Town e poi un paio di ottime birre accompagnate da musica jazz in uno dei numerosi club di Chicago.
Domani si riparte. Tre giorni per raggiungere Sturgis nel South Dakota!

11 agosto 2004: da Chicago a Spring Valley (595 km)
Siamo a Spring Valley a circa 80 km da Albert Lea. Stamattina abbiamo lasciato l’Illinois, abbiamo attraversato il Wisconsin e siamo entrati in Minnesota. La destinazione finale prevista era Albert Lea, ma non ce l’abbiamo fatta a raggiungerla. Troppo stanchi e infreddoliti… Eh sì, perché è stata veramente una giornata fredda. La temperatura non era particolarmente bassa (circa 10°C), ma non eravamo preparati psicologicamente a trovare queste temperature a metà agosto! Ci aspettavamo di viaggiare in maniche corte e giubbotti legati dietro la moto… Invece temperature quasi invernali “condite” da qualche breve acquazzone…
Le strade percorse al di fuori delle Intestate sono comunque molto belle, sia da vedere che da guidare. Distese interminabili di campi coltivati interrotti di tanto in tanto da qualche fattoria o qualche paesino abitato da qualche centinaio di persone. Incredibile, ma le strade più esterne sono addirittura ricche di curve e veramente divertenti da guidare.
Ci hanno detto che non è normale questa temperatura in questo periodo. Dovrebbero esserci 25-30°C. Domani dovrebbe andare meglio. Speriamo…

12 agosto 2004: da Spring Valley a Murdo (700 km)
Siamo a Murdo, a circa 200 km da Rapid City. Oggi abbiamo percorso tutto il Minnesota e parte del South Dakota. Pur avendo viaggiato solo su Intestate, il viaggio è stato piacevole, anche perché la temperatura, seppur ancora bassa, era più che accettabile.
Molto bello il passaggio sul fiume Missouri, con un netto cambiamento dagli immensi campi coltivati alle immense praterie.
Durante una sosta abbiamo anche conosciuto un simpatico motociclista, President di un gruppo motociclistico locale, che stava arrivando da un motoraduno in Virginia e si stava dirigendo prima a Sturgis e poi in Montana, stato in cui vive. Ci ha detto che a Sturgis dovrebbero esserci circa 600 mila persone.
Non so se realmente ce ne saranno così tante, però è da stamattina che l’I90 è percorsa da gruppi di motociclisti in entrambi le direzioni. Ad ogni sosta, nelle stazioni di rifornimento, nelle aree attrezzate, ovunque, si incontrano decine e decine di motociclisti, perlopiù in sella alle Harley Davidson.
Già mille chilometri prima di Sturgis si respira aria di motoraduno…
Domani visita/passaggio attraverso le Badlands e poi immersione nel motoraduno più grande del mondo.

13 agosto 2004: da Murdo a Rapid City (493 km)
Siamo partiti da Murdo verso le nove e fatto una sosta a Wall, dove abbiamo visitato il Wall Drug Store, una specie di centro commerciale per cow-boys. Carino, ma molto commerciale…
Dopo la veloce visita abbiamo imboccato il loop sulla 240 che ci ha portato nel Badlands National Park. Paesaggio lunare scolpito dalla pioggia e dal vento, con colori che degradano dal rosso ruggine al dorato. Molto suggestivo cavalcare la moto tra queste strade…, anche perché abbiamo viaggiato senza casco!
La temperatura è stata decisamente buona (…ormai è una fissazione riportare informazioni sulla temperatura!). Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto Rapid City, pranzato con una pizza e mollato i bauletti in motel. Rapida doccia e via verso Sturgis.
All’inizio il raduno non è sembrato così eccezionale e diverso dai raduni in Italia. Poi, con il passare del tempo e l’arrivo della sera, la festa si è ravvivata. Motociclisti e motociclette davvero molto strani, direi unici, ad ogni angolo. Numerosi locali dove bere una birra, ascoltare musica, ballare, chiacchierare è davvero piacevole. Alla fine, una grande festa…

14 agosto 2004: visita alle Black Hills (347 km)
Oggi avrebbe dovuto essere una giornata di quasi riposo, invece in realtà siamo rimasti parecchie ore in moto.
Dopo colazione, verso le nove, siamo partiti con destinazione Mt Rushmore per ammirare le facce dei quattro presidenti scolpite nel granito. All’inizio ero un po’ scettico. Vedevo l’opera come uno scempio alla natura per fare la solita “americanata”. In realtà poi sono rimasto colpito dall’opera e soprattutto dal modo in cui è stata realizzata. Anni di lavoro con decine e decine di persone che utilizzavano come modello un calco in scala 1:12 portato in quota con delle corde e carrelli. Trapani, martelli e dinamite sono stati gli strumenti principali per realizzare l’opera. Sembra quasi impossibile che siano venute così bene!
Ora ne stanno realizzando un’altra nelle vicinanze dedicata a Cavallo Pazzo (Crazy Horse Monument), il guerriero Lakota che sconfisse il generale Custer a Little Bighorn. La scultura sarà ancora più imponente, addirittura la più grande del mondo (e te pareva…).
Lasciato il Mt Rushmore abbiamo continuato il tour attraverso le Black Hills passando per la cittadina di Custer (dove abbiamo pranzato in una festa locale di cow-boys) e Pringles. Abbiamo attraversato foreste e paesaggi davvero eccezionali su strade veloci e davvero divertenti.
Siamo poi entrati in successione nel Wind Cave National Park e nel Custer State Park, dove abbiamo fatto un incontro ravvicinato con i bisonti e con altri esemplari della fauna locale.
Ritornati in hotel per il tempo di una doccia, siamo poi ripartiti per cenare a Sturgis. Il motoraduno sembrava ancora più affollato e divertente. Inutile riportare le innumerevoli scene e personaggi per cui ci siamo girati con macchina fotografica o telecamera alla mano.
In due diversi locali abbiamo sentito due ottimi gruppi musicali e in uno stand ci siamo fatti cucire sui nostri giubbotti i patches del Sturgis Motorcycle Rally (così ora ci sentiamo dei veri motociclisti, di quelli che sono andati lontani “on the road”, ah, ah …!).

15 agosto 2004: da Rapid City a Fort Collins (605 km)
Oggi è stata una giornata di trasferimento. Lasciata Rapid City abbiamo imboccato in sequenza le strade che ci hanno condotto a Cheyenne, nello stato del Wyoming. Praticamente abbiamo percorso centinaia di chilometri in mezzo a praterie infinite, ma veramente infinite.
Ti guardi avanti e vedi la striscia d’asfalto che dovrai percorrere per qualche chilometro. Poi arrivi in cima all’avvallamento e … si ripresenta la stessa scena! Veramente non finisce più!
Da Cheyenne abbiamo poi puntato verso sud e siamo entrati in Colorado. L’idea iniziale era di andare a visitare Denver. Ma abbiamo trovato la coda qualche decina di chilometri prima della città e così abbiamo deciso di “girare i tacchi” e pernottare a Fort Collins.

16 agosto 2004: da Fort Collins a Glenwood Springs (508 km)
Abbiamo lasciato il motel e ci siamo diretti verso il Rocky Mountain National Park. Molto suggestivo il tratto precedente l’ingresso, con la strada che costeggia il Big Thompson River all’interno di un canyon. Il parco ricorda poi in pieno i nostri paesaggi alpini. Solo che ovviamente è tutto più grande e si sale più in alto con la strada. Il punto stradale più alto all’interno del parco è a 12183 piedi (3713 m).
Usciti dal National Park ci siamo diretti attraverso l’Arapaho National Forest verso la meta successiva: l’Independence Pass a quota 12095 piedi. Non prima però di aver pranzato in un locale il cui proprietario è di origini tedesche. Ho rischiato: “Fettucini with baby shrimps”. Solo che avrebbero dovuto aggiungere: “… annegati letteralmente nella panna”!
Abbiamo raggiunto l’Independence Pass attraverso paesaggi molto suggestivi e iniziato la discesa verso Aspen, città di turismo specialmente invernale, ambita meta di ricconi e stelle dello spettacolo.
Moltissime belle case, centro urbano curatissimo, decine di vetrine alla moda e per finire un aeroporto strapieno di jet privati dei ricconi di cui sopra.
Noi ci siamo accontentati di una cena da Wendy’s dopo aver fatto amicizia con una simpatica ragazza di origine polacca che lavorava alla reception del motel in cui abbiamo dormito.

17 agosto 2004: da Glenwood Springs a Moab (418 km)
Salutata Glenwood Springs abbiamo imboccato la I70 in direzione Utah. Abbiamo lasciato la Intestate per raggiungere Moab attraverso la 128, che è una strada minore, ma assolutamente da percorrere.
Se prima attraverso la Intestate il passaggio dal paesaggio alpino a quello desertico rosso era graduale, quì, tutto d’un tratto, ti ritrovi immerso nelle tipiche montagne rosse ed i pinnacoli dello Utah, con il fiume Colorado che costeggia quasi tutta la strada.
Raggiunta Moab, abbiamo lasciato la nostra roba in motel, pranzato e siamo andati subito verso l’Arches National Park.
Maniche corte, senza casco, ci siamo beccati poco dopo essere entrati nel parco un temporale memorabile che ci ha vigorosamente massaggiato la faccia e ci ha costretti a fare dietro-front.
Una volta terminato l’acquazzone abbiamo ripreso e concluso il giro. Veramente più che bello, spettacolare! Oltre che in moto abbiamo anche camminato per circa tre ore lungo un’anello all’estremità del parco che ci ha portato nei punti “strategici”. Lungo il tragitto è stato possibile ammirare le sculture più belle, tra gli innumerevoli archi, pinnacoli, finestre naturali scolpite nell’arenaria rossa dal tempo.

18 agosto 2004: da Moab a Blanding (389 km)
Ci siamo svegliati con orribili nuvoloni che non lasciavano presagire nulla di buono. Invece il tempo è poi cambiato e ci ha concesso di visitare per benino il Canyonlands National Park, altra meraviglia della natura.
Siamo entrati dal Island in the Sky gate. I panorami sono bellissimi con scenari simili a quelli che si godono dal Grand Canyon. D’altra parte questo è il punto in cui si uniscono il Colorado River ed il Green River.
Sono salito sulla roccia più alta del canyon, sull’estremità. Prima ho ammirato l’immensità immobile. Poi ho ascoltato il vento e, quando il vento si è calmato, ho ascoltato il silenzio. E mi è sembrato di essere in una cartolina, fermo nel tempo…
Siamo poi ripartiti con l’intenzione di visitare sempre il Canyonlands, ma da un altro punto di vista: the Needles. Percorso buona parte del tragitto, abbiamo poi rinunciato ad entrare nel parco perché c’era veramente un brutto temporale all’orizzonte.
Siamo ritornati sui nostri passi, ma abbiamo comunque preso la nostra personale scarica di pioggia nel tragitto finale verso Blanding, dove abbiamo dormito.

19 agosto 2004: da Blanding a Kayenta (262 km)
I giorni stanno passando inesorabilmente. Tra una settimana a quest’ora saremo all’aeroporto di San Francisco per il volo di ritorno… Va beh! Godiamoci quest’ultima settimana.
Abbiamo lasciato Blanding e raggiunto Kayenta, Arizona, in mattinata. Liberatici dei nostri bagagli, siamo partiti alla volta della Monument Valley, all’interno della riserva Navajo.
L’emozione che questa valle è capace di trasmettere è sempre unica! La mia personale sensazione è che questo insieme di monoliti, pinnacoli, ponti di roccia rossa sia sacro, magico, qualcosa di speciale…
Una parte della Monument Valley è liberamente percorribile (dopo avere pagato un piccolo pedaggio agli indiani Navajo) attraverso una strada sterrata di 27 km che porta nei punti da cui è possibile ammirare i più famosi monoliti di arenaria rossa. Per visitare le zone più interne della valle è invece necessario prendere una guida Navajo, cosa che abbiamo fatto.
La nostra guida ci ha fatto scoprire particolari che non avremmo visto se ci fossimo andati da soli. I profili delle rocce rosse che si trasformano in teste di indiano, bufali e altre icone della cultura indiana.
L’immagine più suggestiva che l’amico Navajo ci ha fatto scoprire è stata comunque la testa dell’aquila all’interno dell’hogan naturale (una grande caverna naturale a forma di casa Navajo). E’ stato emozionante stare per alcuni minuti in silenzio, tutti e tre distesi sulla nuda e fredda roccia, ad ammirare l’enorme testa di aquila con l’occhio attraversato dalle nuvole bianche in cielo…

20 agosto 2004: da Kayenta a Flagstaff (381 km)
Stamattina siamo partiti con un bel sole che ci ha accompagnato fino al Grand Canyon National Park. Poi il sole ci ha abbandonato ed è stato sostituito da una serie di acquazzoni/temporali.
All’ingresso del parco abbiamo incontrato una famiglia di italiani che si sono interessati al nostro viaggio e ci hanno chiesto un sacco di dettagli.
Abbiamo poi iniziato la visita ai vari view points che si trovano sull’East Rim Drive. La conclusione è che anche il Grand Canyon è sempre uno spettacolo naturale impossibile da descrivere con semplici parole. Potresti stare delle ore seduto ad ammirare cosa il Colorado è riuscito a scolpire nei millenni: una gola lunga 450 km, larga dai 6 ai 30 km e profonda da 1500 a 1800 m!
Dopo una piacevole chiacchierata con una simpatica coppia di romani siamo ripartiti verso il Visitor Center, da dove un autobus ci ha portato attraverso il West Rim Drive (non è possibile percorrerlo con mezzi privati). Altri overlooks da cui ammirare gli incredibili colori del Grand Canyon.
Siamo poi ripartiti alla volta di Flagstaff. Dopo aver studiato la carta stradale ho deciso di prendere la tratta più breve, invece di percorrere il giro più largo che passa attraverso Williams. Purtroppo la mia carta non riporta l’altimetria per cui ci siamo ritrovati a quota 8056 piedi (2455 m) con 5°C di temperatura esterna!
A pochi chilometri da Flagstaff ha poi ricominciato a piovere, per cui abbiamo preso il primo motel che abbiamo incontrato. Ci siamo comunque consolati con una abbondante cena nel simpatico locale di fronte al motel, un classico bar all’americana con diecimila TV e ventimila tavolini…

21 agosto 2004: da Flagstaff a San Diego (833 km)
Abbiamo lasciato Flagstaff di buon’ora. Prima tappa intermedia Phoenix. Nel giro di un’ora e mezza siamo scesi dai 2142 m di Flagstaff a meno di 500 m. La temperatura è salita di almeno 15°C ed il cielo è diventato completamente sereno.
Dopo Phoenix ci siamo diretti verso il deserto di Yuma ed il caldo è diventato veramente infernale. Un vento caldissimo e molto forte proveniente dal Messico mi spingeva verso destra e dovunque si alzavano nuvole di polvere e sabbia, formando a volte i famosi “diablos” che attraversavano la strada. Veramente uno spettacolo emozionante!
A Yuma, ai confini con la California, abbiamo pranzato. Guardandosi un po’ in giro la domanda che sorge spontanea è: “ma chi glielo fa fare agli abitanti di Yuma di vivere in mezzo al deserto, con temperature di 50°C?”
Entrati in California abbiamo prima attraversato le Imperial Sand Dunes, una zona di deserto sabbioso simile al Sahara, e poi abbiamo iniziato la risalita verso la Cleveland National Forest. Poi la discesa finale verso San Diego, dove, dopo aver trovato un motel, ci siamo subito immersi nella downtown.
Mi aspettavo che San Diego fosse una città più “raccolta”, con tutti i punti interessanti da visitare concentrati in un piccolo centro. Invece è una metropoli in cui per muoversi è necessario utilizzare un mezzo. La via centrale, la Gaslamp, e le vie attigue sono veramente affollate, tanta gente, tanti locali (bar, ristoranti, disco,…). E’ veramente una città molto vivace e divertente.

22 agosto 2004: visita a San Diego e dintorni (91 km)
Stamattina abbiamo visitato la Old Town di San Diego. Molto bella e anche molto turistica. Assolutamente bellissime tutte le ville nei dintorni della città vecchia. La sensazione di essere sulla costa della California è ora netta…
Nel primo pomeriggio puntata invece al Cabrillo National Monument per ammirare l’Oceano Pacifico. Il tardo pomeriggio è invece stato dedicato a girovagare di nuovo per downtown.
La sera siamo andati a cena in un ristorante del Coronado, da dove abbiamo goduto di una vista eccezionale di San Diego by night.
Il coast to coast è praticamente terminato. Ora non ci rimane che risalire lungo la costa californiana fino a San Francisco.

23 agosto 2004: da San Diego a Santa Barbara (360 km)
Lasciata San Diego abbiamo imboccato le strade secondarie per vedere Mission Bay e la Jolla. Passarci soltanto non dice molto, forse bisognerebbe passare un po’ di tempo sulle spiagge, però quando c’è il sole!
Abbiamo poi commesso l’errore di attraversare tutta Los Angeles su strade secondarie. Avremo fatto trecento semafori! E perso un mucchio di tempo.
Ci siamo fermati a Santa Monica per mangiare un hamburger e siamo poi ripartiti per percorrere tutta la Pacific Highway lungo l’oceano Pacifico. Molto bella! Anche perché nel frattempo era ritornato il sole…
Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Santa Barbara, che abbiamo visitato nelle ultime ore di luce a disposizione. Belle le spiagge ed il caratteristico Pier sull’oceano.

24 agosto 2004: da Santa Barbara a Monterey (417 km)
Come al solito negli ultimi giorni, siamo partiti con il cielo nuvoloso come compagno di viaggio. Abbiamo lasciato il motel e ci siamo diretti a nord.
Ci siamo fermati per fare qualche scatto a Morro Rock. Morro Bay è un po’ triste, tipico approdo di pescatori. Ed è anche resa un po’ squallida dalle tre megaciminiere del (presumo) powerplant attiguo.
Molte fermate anche per scattare fotografie e fare qualche ripresa sul tratto Big Sur – Monterey. La strada e la costa sono bellissime con la scogliera a strapiombo sull’oceano e mare e vento grossi…
Giunti a Monterey abbiamo fatto una passeggiata sulla Del Monte beach fino al Fisherman’s Wharf, molto carino e molto simile (in scala minore) a quello di San Francisco. Sulla scogliera vicino al molo c’erano centinaia di foche, alcune che tentavano addirittura di salire sulle barche attraccate.

25 agosto 2004: da Monterey a San Francisco (247 km)
Lasciata Monterey siamo andati alla ricerca di un ingresso per la famosa “17-Mile Drive”, che mi era stata consigliata per la bellezza del panorama. Giunti ad uno degli ingressi abbiamo però scoperto che le moto non sono ammesse al tour e così siamo tornati indietro con la coda tra le gambe.
Ripeso la Route 1 verso nord siamo arrivati a Santa Cruz, dove ci siamo concessi finalmente qualche ora di spiaggia sotto il sole ed un rinfrancante bagno tra le onde dell’oceano.
Ultimo tratto in sella alla Ics fino a San Francisco e poi visita ai quartieri di China Town, Little Italy e parte della downtown.

26 agosto 2004: San Francisco
Di prima mattina la Ics è stata consegnata al magazzino (il viaggio è veramente finito…). La rivedrò tra più di un mese a Genova. Dopo tanto onore e perfezione tornerà fino a New York in treno e poi sarà reimbarcata verso l’Italia.
Noi invece abbiamo terminato il nostro viaggio a San Francisco. Puntata al Fisherman’s Wharf per pranzo e spostamento sui mezzi pubblici (che tristezza…) per andare ad ammirare il Golden Gate Bridge ed Alcatraz. Cena di nuovo in un locale del Fisherman’s e ritorno in motel con il Cable Car.
Domani sveglia mattutina alle quattro e trenta. Destinazione Italia.
Al prossimo viaggio… sempre “on the road” ovviamente!!!

 

Diario di Paolo della Negra

 

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vedi anche: Foto CALIFORNIA, NEVADA, ARIZONA

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