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CALIFORNIA, NEVADA, ARIZONA - TOUR ALTERNATIVO


Periodo : aprile 

Anno : 2002

Sabato 20 Aprile 2002
MILANO – SAN FRANCISCO
La partenza all’alba non mi pesa più di tanto, con la British si viaggia bene anche se i film sono in inglese, tanto io dormo. J
A Frisco noleggiamo il minivan (che mi aspettavo più grosso) e si parte. Attraversiamo il traffico cittadino e dopo una sosta per ammirare il Golden Gate ci dirigiamo verso Santa Rosa (famosa, almeno per me, per il fatto che ci risiede Tom Waits). Dopo avere preso possesso della stanza al Motel 6, peraltro piuttosto scarsa qualitativamente, e aver notato che TNT non si prende, facciamo un tour a Bodega Bay dove nel 1959 Hitchcock girò “Gli uccelli”. Oggi rimane un villaggio di pescatori dove si può campeggiare in riva alla spiaggia. Belle le colline retrostanti. Attraversiamo Sebastopol, che già dal nome ricorda le sue origini russe e ce ne andiamo a nanna alle 8! (il fuso si fa sentire).

Domenica 21 Aprile 2002
SANTA ROSA – NAPA VALLEY – MENDOCINO – FORTUNA
Ci svegliamo più o meno tutti tra le 4 e le 5. Dobbiamo ancora adattarci… Dopo dei buoni pancakes con sciroppo d’acero passiamo tra nuvole in direzione SONOMA. Colline basse molto belle, ville e vigneti fanno da sfondo. La Napa Valley, la più importante area vinicola della California (e quindi degli Stati Uniti, è piena di viti più basse di quelle italiane, e a quanto dicono danno degli ottimi vini. A giudicare dalle ville circostanti non si può che concordare. Tra I tanti paesini della valle, il mio preferito è St. Helena. Nei pressi di Calistoga vediamo sbuffare l’Old Faithful, uno dei 3 geyser principali degli States (il più famoso è a Yellowstone). Dopo parecchie miglia tra le foreste costiere arriviamo a Mendocino, un bel paesino con case vittoriane sulla costa a strapiombo, molto grazioso e ben conservato. Vogliamo andare a visitare la foresta pigmea nel Van Dome State Park e ci riusciamo dopo una lunga serie di informazioni propinataci da un logorroico incrocio tra un filippino e una tedesca. In realtà è una grande delusione, non ci sono altro che ramoscelli. Ce ne andiamo quindi verso nord e dopo 2 ore arriviamo a Fortuna dove prendiamo posto in un bel Comfort Inn, spendendo una stupidata grazie agli utilissimi coupon! Ovunque negli stati occidentali si possono trovare giornali pieni di questi coupon con sconti in vari motel).

Lunedì 22 Aprile 2002 
FERNDALE – EUREKA – REDDING
Sveglia abituale all’alba e prima sosta in un bel paesino di case vittoriane, Ferndale, autodefinitosi the prettiest painted place, cioè il più carino paese da dipingere. Poi verso nord, verso Redwood a vedere altre sequoie dopo l’Avenue Of The Giants fatta il giorno prima. Sono sempre uno spettacolo eccezionale, non finiranno mai di stupirmi, soprattutto il Big Tree. Giornata dedicata anche all’avvistamento di animali. A Patrick’s Point nel Redwood National Park, oltre a otarie, scoiattoli e anatre, vediamo anche le balene. Anche se ne scorgiamo solo la parte che esce dall’acqua lo spettacolo è impressionante. Da segnalare anche il Banana Slug, un lumacone giallo. Dopo queste osservazioni e le conseguenti foto ci autodefiniamo “paparazzi della natura”. Ritorniamo indietro passando per Sonora dove mangiamo esageratamente alla Sonora Cookhouse, una ex mensa per gli operai delle vicine industrie del legname. ottimo, abbondante e molto economico (10 $). 
Nel pomeriggio, dopo una rapida visita alla Carson Mansion a Eureka (una casa dall’aspetto decisamente bizzarro), ci portiamo a Redding, dove ci dedichiamo al basket in Tv.

Martedì 23 Aprile 2002
REDDING – LASSEN – RENO
La neve che interrompe improvvisamente la strada non ci permette di vedere i fenomeni vulcanici del Lassen National Park. Peccato perché ci tenevo molto. Attraverso foreste stranamente piene di bambini che aspettano lo scuolabus ci portiamo a Reno, Nevada dove il gioco d’azzardo è permesso. Ma non assomiglia per niente a Las Vegas: pochissime pacchianate e pochi mega-hotel. The biggest little city in the world non si fa apprezzare più di tanto. Gioco il mio dollaro d’ordinanza e passo all’All You Can Eat dell’Eldorado. Questo è decisamente meglio di quello di Las Vegas. Mi abbuffo al Mongolian grill: si scelgono le verdure, la salsa e il tipo di carne e si può vedere il cuoco mentre le cucina. Dopo aver visto un sorprendente programma televisivo, Diva or Dude?, dove i concorrenti dovevano indovinare il sesso dei partecipanti (posso assicurare che non era affatto facile), visita a Virgina City, paesino western style ben conservato, famoso per essere stato il set di Bonanza. Dopo un giro di acquisti (cd e pallone da basket), serata NBA godibilissima con la vittoria di Utah a Sacramento.

Mercoledì 24 Aprile 2002
RENO – LAKE TAHOE – SACRAMENTO – MANTECA
Decidiamo di costeggiare il Lake Tahoe sul lato ovest. Buone vedute anche se la luce non è ottimale. Ci fermiamo al D.L. Bliss State Park, una graziosissima area da picnic attorno alla Elrman Mansion, bellissima casa dei primi del ‘900. Sosta anche all’Emerald Bay, un’insenatura dove si godono viste stupende. Lasciamo il lago e ci portiamo a Sacramento. Dopo passaggio infruttuoso all’Arco Arena, dove non ci lasciano entrare, visitiamo la Old Town. È ben conservata e piacevole da girare. Andiamo anche a curiosare al California State Capitol, la sede del congresso californiano, dove inaspettatamente ci fanno girare in tutta libertà. Trascorriamo la notte al Comfort Inn dove c’è persino la sauna.

Giovedì 25 Aprile 2002
MANTECA – YOSEMITE – SANTA NELLA
Riusciamo ad entrare nello Yosemite con il Golden Eagle Pass dello scorso anno (tessera che permette di entrare in tutti i parchi nazionali americani per un anno). Il parco è veramente molto bello con alcune vedute eccezionali. Ci sono 2 cascate spettacolari: la Bridevail Falls dove attraverso un sentiero si può arrivare proprio sotto (doccia assicurata!) e le Yosemite Falls, le più alte di tutti gli States con 740 m di dislivello. Rinunciamo per la stanchezza (e per l’imminente pioggia) al giro al Mirror Lake e puntiamo verso ovest. Sostiamo in uno strano paese, Santa Nella, che sembra non avere abitazioni, solo motel, ristoranti e stazioni di servizio. Mangiamo al Famous Anderson’s Pea Soup Restaurant, dove la specialità della casa è appunto la zuppa di piselli che si può mangiare a volontà (il record è 70 piatti). Per accompagnarla è meglio evitare l’Anderson Tea, provato da un mio compagno di viaggio: the caldo all’inglese, non proprio il giusto accostamento.

Venerdì 26 Aprile 2002
SANTA NELLA – MONTEREY – SAN SIMEON
A Monterey fa freddo e il cielo è nuvoloso. La visita al Fisherman’s Wharf (il molo) è molto bella. Un sacco di cormorani, pellicani e gabbiani girano attorno alle barche di ritorno dalla pesca. In acqua le otters (lontre) giocano tranquillamente davanti a noi. Passiamo al Monterey Bay Acquarium, considerato uno dei migliori al mondo. Non ho visto gli altri in classifica, ma questo è veramente spettacolare. C’è una bellissima vasca con i pesci della baia, una sezione sulle meduse molto interessante, altre dove si possono toccare i pesci (e gli invertebrati). Tre ore di visita molto istruttive e piacevoli. Percorriamo poi il 17 miles drive, un percorso di 17 miglia (ovviamente) sulle colline di Monterey, tra ville lussuose (ma nascoste) e scorci sulla baia. All’uscita troviamo Carmel, un grazioso paesino famoso perché Clint Eastwood ne fu sindaco dal 1986 al 1988. Non ci sono semafori, cartelloni pubblicitari e nemmeno cassette postali (tutto questo considerato antiestetico). Non si possono neppure tagliare gli alberi… Tutto è per proteggere un ambiente dove le case sono solo per i ricconi (si parla di cifre attorno ai 10.000 $ al metro quadrato). Passiamo poi alla famosa Highway 1 che unisce San Francisco a Los Angeles. E’ detta anche Pacific Highway perché si snoda lungo tutta la costa californiana, passando per una delle zone più incontaminate: Big Sur. Qui si stabilì il famoso scrittore Henry Miller (Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno) e molti altri, come Jack Kerouac e Orson Welles, rimasero affascinati da queste zone. In effetti i panorami che offre non sono affatto male! Nei pressi di San Simeon troviamo un’immensa colonia di elefanti marini distesi sulla spiaggia: uno spettacolo impressionante!

Sabato 27 Aprile 2002
SAN SIMEON – SANTA BARBARA
Mattinata dedicata alla visita dell’Hearst Castle, la “villa” (il proprietario la chiamava ranch) voluta da William Randolph Hearst, e costruita in circa 20 anni al centro di un immense territorio (ovviamente di sua proprietà. In verità le ville sono più di una (riceveva molti ospiti) e ci sono due piscine (una coperta), uno zoo, un cinema, un aeroporto e probabilmente molte altre cose di cui non sono a conoscenza. Tutto è grandioso e opulento (anche se a volte un po’ kitsch) con opere d’arte provenienti da tutto il mondo e combinate fra loro con risultati variabili. Tranne qualche caduta di gusto a me è piaciuto molto. Nel 1959, sei anni dopo la morte di Hearst, il complesso è passato nelle mani del governo della California che lo ha dichiarato monumento nazionale. Dopo la visione di un documentario un po’ apologetico del National Geographic ci portiamo a San Luis Obispo dove oltre alla missione vistiamo anche due curiosità: il bubblegum alley, uno stretto vicolo con le pareti ricoperte di chewingum, e il Madonna Inn, un albergo le cui numerose stanze, tutte diverse tra loro, sono tremendamente kitsch e pacchiane. Ognuna ha un proprio tema: la grotta, il western, il medioevo. I bagni non sono da meno: c’è persino una cascata! A parte questo la città è carina e piena di vita. 
In auto notiamo un tipo strano a bordo strada in bicicletta: a un certo punto si ferma e comincia ad agitarsi tutto preso probabilmente dalla musica che stava ascoltando nel walkman, ma più che un ballo sembrava che l’avesse morso una tarantola!
Prima di arrivare a Santa Barbara facciamo una sosta a Solvang, una città danese a tutti gli effetti, con mulini a vento e case in stile nordico. Abbiamo problemi con il motel, è sabato e sono tutti pieni! Ci accomodiamo in uno che fa veramente schifo, ma non abbiamo alternative. Vado a fare due tiri in un playground lì vicino e degli autoctoni mi coinvolgono in un 4 vs 4 molto piacevole e divertente (e non sfiguro nemmeno! J ).
Per la cena la Routard ci consiglia il Rosas Café, un locale dall’aspetto molto spartano, ma il cibo messicano merita!

Domenica 28 Aprile 2002
SANTA BARBARA – LOS ANGELES – SAN DIEGO
Mattinata dedicata all’esplorazione delle mete classiche degli italiani (e che quindi dovremmo evitare): Beverly Hills e Hollywood. Da bravi italiani prendiamo pure la cartina delle ville dei divi (!?!). Le ville meritano decisamente, una varietà di stili con un comune denominatore: l’opulenza. Facciamo anche un giro su Rodeo Drive dove pullulano negozi di stilisti italiani. Ci arrampichiamo anche sulle colline di Bel-Air, ma qui le ville sono troppo nascoste per essere apprezzate. Passiamo poi a Hollywood, ma nonostante la massiccia presenza di turisti non c’è nulla di veramente interessante. Scopriamo persino che la passeggiata delle stelle è una farsa: la presenza non va in base ai meriti, basta pagare! Per giunta ci becchiamo anche una multa, peraltro molto dubbia, per divieto di sosta (60 $). Ci portiamo quindi a San Diego passando per il famigerato traffico di L.A. (qua si spostano tutti con la macchina). Prendiamo il motel a Pacific Beach dove faccio razzia di cd usati in una filiale di secondspin.com e in serata mangiamo in un discreto ristorante thailandese. Pacific Beach è la zona più viva di San Diego, piena di giovani (e di gente strana).

Lunedì 29 Aprile 2002
SAN DIEGO
Giornata allo zoo! Quello di San Diego è considerato uno dei migliori al mondo e posso affermare che la fama è meritata. Tra i tantissimi animali, impieghiamo 6 ore a vederli tutti, i miei preferiti sono:
- le tartarughe delle Galapagos (davvero gigantesche)
- il varano di Komodo (un lucertolone lungo quasi 2 metri)
- le giraffe
- l’ippopotamo
- il gorilla (di cui notiamo la strabiliante somiglianza con l’uomo)
Questo sono solo i migliori, ma qua tutto è interessante. Cotti dal sole ci riposiamo con il basket in Tv (Utah viene eliminata da Sacramento) e concludiamo la serata in un locale dove per entrare ci chiedono (incredibile a dirsi visto che è una specie di pub) i documenti d’identità.

Martedì 30 Aprile 2002
SAN DIEGO – YUMA
Prima di avviarci verso l’Arizona facciamo un rapido giro a Coronado, il quartiere ricco di San Diego, dove la cosa più meritevole è lo straordinario ponte che raggiunge altezze vertiginose e da cui si domina l’intera città.
In programma c’era la visita l’Anza Borrego State Park, ma in realtà pur passandoci in mezzo non vediamo niente (Se non bei paesaggi desertici). Finiamo invece all’Imperial Sand Dunes Recreation Area, dove delle magnifiche dune fanno da sfondo in un’atmosfera molto sahariana. Ne percorriamo una fino in cima, emozionante! Mi sono proprio piaciute. Da segnalare anche appena dopo Brawley un immenso allevamento di mucche, un’infinita distesa di bovini. 
Sconfiniamo mezz’ora in Messico, a piedi visto che l’auto non è assicurata per tale scopo, giusto il tempo di comprare un paio di salse piccanti e di notare i numerosissimi studi dentistici.
In serata a Yuma ci rilassiamo nella bellissima vasca idromassaggio con l’acqua calda (Spa) e una abbondante cena al Cracker Barrel, un’apprezzabile catena di ristoranti western style.

Mercoledì 1 Maggio 2002
YUMA – TUCSON
Passiamo la mattinata in auto, dato che tra Yuma e Tucson (dopo numerose discussioni la pronuncia ufficiale è Tusson) non c’è niente da vedere. Dopo aver preso la stanza in un bel Quality Inn andiamo a mangiare in un ristorantino guatemalteco nente male. Andiamo quindi al Saguaro National Park dove facciamo in una camminata in uno dei sentieri (e ovviamente ci perdiamo). Mi piace l’ambiente pieno di questi enormi cactus (anche se qua usano la versione corretta latina: cacti). Ma non ci sono solo i saguaro, possiamo ammirare molte altre piante, dall’ocochillo alla cholla, e molti animali (soprattutto uccelli), tra cui una strana quaglia con un corno. Dopo un giro nei mall con relativi acquisti torniamo al motel dove concludo la serata con i playoff Nba e un idromassaggio.

Giovedì 2 Maggio 2002
TUCSON – PHOENIZ – BLYTHE
Proviamo ad andare ad Old Tucson, ma apre solo alle 10 e così rimediamo con il Desert Museum che si rivela molto interessante. Vi sono varie sezioni su animali, piante e rocce. Molto carini I cani della prateria. Dopo un ottimo burrito con gamberi al Green Burrito ci fermiamo a Phoenix per una sosta nella downtown e all’America West Arena (dove giocano i Phoenix Suns). La città, che la routard definisce assurda per le sue enormi dimensioni (70 x 30 km), è semideserta e senza particolari attrattive. Riprendiamo la marcia verso Los Angeles notando uno strano fenomeno: piccole trombe d’aria si formano qua e là nel (quasi) deserto che ci circonda. Ci fermiamo per la notte a Blythe, paesotto sperduto ma che ha un Sizzler dove ceniamo come al solito ad ottimi livelli. La serata è allietata anche due ottime partite: le gare 5 tra Indiana e New Jersey e tra Toronto e Detroit. La prima è una degli spettacoli più belli che il basket può offrire.

Venerdì 3 Maggio 2002
BLYTHE – LOS ANGELES
Giornata molto tranquilla. Arriviamo a L.A. verso mezzogiorno, paghiamo la multa, giro rapido a downtown (nulla di speciale), hamburger e zucchine in un locale che si vanta servire i migliori hamburger della città (a me non sembravano così eccezionali), pellegrinaggio allo Staples Center (dove giocano i Lakers e i Clippers) e prendiamo possesso di una stanza vicino all’aeroporto. Portiamo due compagni di viaggio a prendere l’aereo e ci godiamo le gare 5 tra Boston e Philadelphia e tra San Antonio e Seattle con in mezzo un burrito al Taco Bell.

Sabato 4 Maggio 2002
LOS ANGELES – SAN DIEGO
Dopo aver trovato il motel (è sabato e non si va sul sicuro al primo colpo), andiamo al Wild Animal Park a mezz’ora di strada da San Diego. Anche questo parco si rivela molto interessante, una valida integrazione allo zoo (pur non differenziandosi molto). Da segnalare oltre alla classica parte visitabile anche con un trenino:
- degli insetti-stecco giganteschi (30 cm)
- una tarantola mangia-uccelli dal ventre enorme (mi si è accapponata la pelle)
- una bella voliera con clima tropicale piena di farfalle svolazzanti.
In serata dopo il basket in tv e una cena da Denny’s partecipiamo alla festa del Cinco de Mayo a casa di un amico di un nostro amico che sta studiando a San Diego. La classica festa in casa Americana, con gelatine alla vodka, personaggi più o meno curiosi a cui insegnamo frasi in italiano (sempre piuttosto oscene), una tipa stramba di Castelsangiovanni che chissà come era lì, un Sandieghese con nonna italiana, svedesi, tedesche, finniche… Siamo arrivati alle 9, ma la festa era cominciata… a mezzogiorno! Alle 11.30 eravamo praticamente agli sgoccioli. Hanno proprio altri orari…

Domenica 5 Maggio 2002
SAN DIEGO – LOS ANGELES
Il mio compagno di viaggio si alza all’alba per sentire i risultati dell’ultima giornata di campionato di calcio italiano. Ritorna saltellando di gioia per la vittoria della Juventus (mi chiedo cosa possano aver pensato i passanti nel vedere esultare un tipo fermo a un telefono in una stazione di servizio alle 7 di una tranquilla domenica mattina). Andiamo a pranzo con il nostro amico in un posticino messicano buono ed economico e ci beviamo un espresso dopo 2 settimane di astinenza. Dopo i saluti di rito arriviamo con buon anticipo a LAX (come è conosciuto l’aeroporto di L.A.) cercando di non rimanere intrappolati nel traffico. Tutto funziona bene tranne che per un ciccione che si siede senza diritto di fianco a me in aereo… Ma la mia capacità di dormire in qualsiasi situazione ha la meglio!

 

Diario di Gianni Mezzadri

 

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vedi anche: Foto CALIFORNIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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